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Intervista con lo storico Faurisson

Camere a gas Verità o Menzogna?


Robert Faurisson


Intervista al Prof Faurisson, Storia Illustrata, Agosto 1979


Storia - Signor Faurisson, da qualche tempo in Francia, e non solo in Francia, lei è al centro di un'aspra polemica per certe sue affermazioni su quella che rimane una delle pagine più buie della storia della Seconda Guerra Mondiale. Ci riferiamo allo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti. In particolare una delle sue affermazioni appare tanto netta quanto incredibile.E' vero che lei nega che le camere a gas siano mai esistite?

Faurisson - E' esatto. In effetti io dico che queste famose "camere a gas" omicide non sono altro che una frottola di guerra. E' un'invenzione della propaganda di guerra paragonabile alle leggende sulla "barbarie teutonica" diffuse durante la Prima Guerra Mondiale. Già allora i tedeschi vennero accusati di crimini del tutto immaginari: a bimbi belgi sarebbero state tagliate le mani, dei canadesi crocifissi, cadaveri trasformati in sapone... Peraltro, su questo terreno gli stessi tedeschi facevano, suppongo, buona concorrenza ai francesi...

I campi di concentramento tedeschi sono realmente esistiti, ma come tutti ben sanno questa non è una cosa originale tedesca. Anche i forni crematori sono esistiti in certi campi, ma la cremazione non è fatto più grave o più criminale dell'inumazione. I forni crematori costituivano persino un progresso dal punto di vista sanitario nel caso di rischi di epidemie. Il tifo ha imperversato in tutta l'Europa in guerra. La maggior parte dei cadaveri che con tale compiacimento ci vengono mostrati in foto sono chiaramente cadaveri di tifici. Queste foto dimostrano solo che degli internati-e talvolta anche dei guardiani-sono morti di tifo. Non provano niente altro. Insistere sul fatto che talvolta i tedeschi usavano dei forni crematori non è cosa molto onesta. Cosi facendo si punta sulla repulsione o sulI'oscura inquietudine della gente abituata all'inumazione e non alla cremazione. Immaginatevi una qualsiasi popolazione dell'Oceania abituata a bruciare i suoi morti, e ditele che noi interriamo i nostri; apparirete loro come una specie di selvaggio. Forse vi sospetteranno addirittura di mettere sotto terra delle persone "più o meno vive".

Allo stesso modo, si dà prova di completa disonestà quando ci si presentano come delle "camere a gas" omicide le autoclavi destinate in realtà alla disinfezione degli abiti con il gas. Questa accusa, mai chiaramente formulata, è stata abbandonata, ma in alcuni musei o in alcuni libri si osa ancora mostrare la foto di una di queste autoclavi, situate a Dachau, con davanti a essa un soldato in uniforme americana che sta decifrando... l'orario delle gassazioni!

Un'altra forma di gassazione è realmente esistita nei campi tedeschi; è la gassazione degli edifici per sterminarvi i parassiti. Veniva allora impiegato quel famoso Zyklon B sul quale si è costruita una fantastica leggenda. Lo Zyklon B, la cui licenza data dal 1922, è utilizzato ancor oggi, in particolare nella disinfestazione di immobili, baraccamenti, silos, navi, ma anche per la distruzione delle tane di volpe o di altri animali nocivi. é pericoloso da maneggiare perchè, come indica la lettera "B", si tratta di "Blausaure", cioè di acido blu, o acido cianidrico, chiamato anche acido prussico. Tra l'altro, c'è anche da rilevare che i sovietici, ingannandosi sul senso di questa lettera, hanno accusato i tedeschi di avere ucciso dei deportati con dello Zyklon A e con dello Zyklon B!

Ma veniamo alle cosiddette "camere a gas" omicide. Fino al 1960 ho creduto alla realtà di questi macelli umani dove, secondo metodi industriali, i tedeschi avrebbero ucciso degli internati in quantità e su scala industriale. Poi ho saputo che certi autori giudicavano contestabile la realtà di queste "camere a gas": tra questi vi è Paul Rassinier, che era stato deportato a Buchenwald e a Dora. Questi autori hanno finito per formare un gruppo di storici che si definiscono "revisionisti". Ho studiato le loro argomentazioni. Naturalmente, ho studiato anche le argomentazioni degli storici ufficiali. Questi ultimi credono alla realtà dello sterminio con le "camere a gas". Sono, in un certo senso, "sterminazionisti". Per molti anni ho minuziosamente confrontato gli argomenti degli uni e degli altri. Sono andato ad Auschwitz, a Majdanek, a Struthof. Ho cercato, ma invano, anche una sola persona che mi potesse dire: "Sono stato internato in quel campo. Ho visto con i miei occhi un edificio che era sicuramente una camera a gas". Ho letto molti libri e documenti. Per anni ho studiato gli archivi del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (C.D.J.C. Centre de Documentation Juive Contemporaine) di Parigi. Va da sé che mi sono interessato in particolare ai processi detti di "crimini di guerra". Un'attenzione del tutto particolare ho rivolto a quelle che mi venivano presentate come "confessioni" di SS o di un qualsiasi altro tedesco. Non vi tedierò enumerandovi i nomi di tutti gli specialisti che ho consultato, ma voglio ricordare una cosa, peraltro curiosa. Spesso bastava qualche minuto di conversazione perchè gli "specialisti" in questione dichiarassero: "Sappia che io non sono uno specialista in camere a gas". E, cosa ancora più curiosa, a tutt'oggi non esiste né libro né articolo della scuola "sterminazionista" sulle "camere a gas". Sono cosciente che mi si potrebbero forse citare alcuni titoli, ma questi titoli traggono in inganno. In realtà, nella incredibile montagna di scritti consacrati ai campi tedeschi, non esiste nulla su quanto li rende così originali e intrinsecamente perversi! Nessuno "sterminazionista" ha scritto sulle "camere a gas". Tutt'al più si può dire che Georges Wellers, del C.D.J.C., ha tentato di parlarne cercando di perorare la veridicità parziale del documento Gerstein sulla "camera a gas" di Belzec.

Al contrario, i revisionisti hanno invece scritto abbastanza per dire che la loro esistenza era dubbia o per affermare che era decisamente impossibile. La mia opinione personale è la stessa di questi ultimi. L'esistenza delle "camere a gas" è RADICALMENTE impossibile. Le mie ragioni sono innanzitutto quelle accumulate dai revisionisti nelle loro pubblicazioni. In seguito, sono anche quelle che io stesso ho trovato e che qualificherei materiali, bassamente e scioccamente materiali. Ho pensato che bisognava cominciare dall'inizio. Voi certo sapete che in generale ci si mette un po' ad accorgersi che si sarebbe dovuto cominciare dall'inizio. Mi son detto che noi tutti parliamo di "camere a gas" come se conoscessimo esattamente il senso di queste parole. Quanti di coloro che pronunciano discorsi, frasi o danno giudizi nei quali ricorre questa espressione di "camera a gas" sanno di che parlano? Mi ci è voluto poco per rilevare chemolte persone commettevano un errore dei più grossolani. Si rappresentavano una "camera a gas" come una realtà in fondo assai prossima a quella di una semplice camera da letto sotto la cui porta passasse del gas domestico. Costoro dimenticavano che un'esecuzione con il gas è, per definizione, profondamente differente da una semplice asfissia suicida o accidentale. Nel caso di un'esecuzione bisognava evitare accuratamente qualsiasi rischio di malessere, d'avvelenamento o di morte per gli esecutori e i loro assistenti. é un rischio che bisogna escludere prima, durante e dopo l'esecuzione. Le difficoltà tecniche che tutto ciò comporta sono notevoli. Ho voluto sapere come si gassavano i visoni d'allevamento, le tane delle volpi, come negli Stati Uniti vengono eseguite le condanne a morte con il gas. Ho constatato che nella maggior parte dei casi veniva impiegato l'acido cianidrico. Ora, è proprio con questo gas che i tedeschi gassavano i loro baraccamenti ed è con questo gas che avrebbero ucciso gruppi di uomini o intere folle. Ho dunque studiato questo gas. Ho voluto conoscerne l'impiego fatto in Germania e in Francia. Ho consultato testi ministeriali che regolano l'uso di questo prodotto notevolmente tossico. Ho avuto la fortuna di scoprire negli archivi industriali tedeschi raccolti dagli Alleati a Norimberga dei documenti sullo Zyklon B o acido cianidrico.

Poi ho riletto dettagliatamente alcune testimonianze, alcune confessioni o certe sentenze dei tribunali alleati o tedeschi sull'esecuzione di detenuti con lo Zyklon B. Ho subito uno choc, lo stesso che proverete anche voi. Innanzi tutto vi leggerò la testimonianza o la confessione di Rudolf Höss, quindi vi enuncerò qualche risultato della mia inchiesta, bassamente materiale, sull'acido cianidrico e sullo Zyklon B. (R. Höss è stato uno dei tre comandanti di Auschwitz, tutti e tre catturati e interrogati dagli Alleati. Solo Höss ha rilasciato una "confessione" che si deve ai suoi carcerieri polacchi).In questa confessione, la descrizione della gassazione è notevolmente breve e vaga, come brevi e vaghi sono tutti coloro che affermano di aver assistito a questo genere di operazione (con, in più, molte e svariate contraddizioni su certi punti).R. Höss scrive: "Una mezz'ora dopo aver lanciato il gas si apriva la porta e si metteva in funzione l'apparecchio di ventilazione. Si cominciava immediatamente a estrarre i cadaveri". Richiamo la vostra attenzione sulla parola "immediatamente"; in tedesco "sofort". R. Höss aggiunge che la squadra incaricata di estrarre 2000 cadaveri dalla "camera a gas" e di manipolarli fino ai forni crematori faceva questo lavoro "mangiando e fumando". Dunque, se ben comprendo, senza portare maschera antigas. Questa descrizione è un'offesa al buon senso perchè implica la possibilità di entrare senza precauzione alcuna in un locale saturo di acido cianidrico per manipolarvi (a mani nude?) 2000 cadaveri cianidrizzati sui quali è probabile vi siano resti del gas letale. Del gas deve indubbiamente restare sui capelli (che pare venissero rasati dopo l'operazione), nelle mucose e anche tra i cadaveri ammucchiati. Qual è quel ventilatore superpotente capace di far sparire istantaneamente una tale quantità di gas fluttuante nell'aria o sedimentato un po' ovunque? Anche se un tale ventilatore esistesse, sarebbe comunque necessario un test che, segnalando alla squadra la sparizione dell'acido cianidrico, la avverta che il ventilatore ha effettivamente compiuto il suo lavoro e che conseguentemente la via è libera.

Ora, è evidente che nella descrizione di Höss abbiamo a che fare con un ventilatore magico che agisce istantaneamente e con una tale perfezione da non lasciare adito né a timori né a verifiche. Ciò che il semplice buon senso ci suggerisce è pienamente confermato dai documenti tecnici afferenti allo

Zyklon B e al suo impiego. Per gassare un baraccamento, i tedeschi erano obbligati a costose precauzioni: squadra a lungo addestrata e "diplomata" presso il fabbricante dello Zyklon B, materiale notevole e di qualità e, in particolare, maschera con 4 filtro "J" (la più "severa" di tutte), evacuazione dei baraccamenti all'interno, affissione di avvisi in più lingue con il teschio, esame minuzioso del locale per individuare le fessure e tapparle, occlusione di camini e condotte e serrature. Le scatole di Zyklon B venivano aperte all'interno del locale. Il gas fuoriusciva dalla scatola come il fumo esce da un vaso fumogeno. Quando si supponeva che il gas avesse ucciso i parassiti, allora cominciava l'operazione più delicata: quella dell'aerazione. Alcune sentinelle venivano postate a una certa distanza dalle porte e dalle finestre, le spalle al vento. Loro compito era di impedire, da lontano, a chiunque di avvicinarsi. La squadra, munita di maschera antigas, penetravan nell'edificio, apriva le finestre, stappava camini e fessure. Appena compiuta l'opera a un piano, la squadra doveva uscire, togliersi le maschere e, per dieci minuti, respirare all'aria aperta. Doveva quindi rimettersi le maschere e portarsi all'altro piano.

Una volta finito questo lavoro, bisognava attendere VENTI ORE. In effetti, poiche lo Zyklon B è "difficile da ventilare visto che aderisce alle superfici", solo una ventilazione naturale e molto lunga poteva venirne a capo. Questo era perlomeno il caso di volumetrie ampie come quelle di una baracca a uno o a due piani; in quanto lo Zyklon B, impiegato talvolta in autoclave (volume di 10 m3), era invece ventilato. Al termine delle venti ore, la squadra ritornava con la maschera antigas, chiudeva le aperture, quindi, se possibile, portava la temperatura dell'ambiente a 15· Poi, usciva, per ritornaredopoun'ora, sempre munita di maschera, e verificare, a mezzo di una carta che virava al blu in presenza diacido cianidrico, che il locale fosse nuovamente agibile.

Ecco quindi che un locale che era stato gassatoera accessibile senza maschera antigas solo dopo unminimo di VENTUNO ORE. La legislazione francese relativa all'uso dell'acido cianidrico stabilisce,per quanto le concerne, questo minimo a VENTIQUATTRO ORE.

Possiamo dunque vedere che in assenza di un ventilatore magico, capace di espellere istantaneamenteun gas "difficile da ventilare visto che aderisce alle superfici", il macello umano chiamato "camera agas" sarebbe stato inaccessibile per quasi una giornata. I suoi muri, il suolo, il soffitto durante questotempo avrebbero ritenuto delle particole di un gasdagli effetti fulminanti per l'uomo. E che dire deicadaveri? Non avrebbero potuto fare a meno di impregnarsi di gas allo stesso modo di quei cuscini, materassi e coperte che gli stessi documenti tecnici concernenti l'uso dello Zyklon B ci rivelano che dovevano essere portati all'aria aperta per essere battuti Der un'ora con tempo secco, o per due ore con tempo umido. Dopo di che venivano impilati gli uni sugli altri e di nuovo battuti se il test di carta virava al blu.

Poichè l'acido cianidrico è infiammabile ed esplosivo, come era possibile usarlo in prossimità della bocca dei forni crematori? Come è che si poteva penetrare nella "camera a gas" fumando?

Per non parlare delle innumerevoli impossibilità tecniche o materiali che per soprammercato si scoprono quando ci si reca ad Auschwitz o ad Auschwitz-Birkenau per esaminare la collocazione e le dimensioni delle sedicenti "camere a gas". D'altronde, come può scoprirlo chi ficca il naso negli archivi del museo polacco di Auschwitz, questi locali in realtà non erano che delle "camere fredde", del tutto caratteristiche per architettura e per dimensioni. E cosi che a Birkenau la sedicente "camera a gas" del Krema-ll, di cui si vedono solo delle rovine, era in realtà una "camera fredda", interrata (per proteggerla dal calore), d'una lunghezza di 30 m e di una larghezza di 7 m (2 m per cadavere + 3 m al centro per il movimento dei carrelli + 2 m per un altro cadavere). La porta, i disimpegni, il piccolo montacarichi (m 2,18 x m 1,35) versa la sala dei crematori, tutto ciò era di dimensioni lillipuziane in rapporto a quanto lascia supporre il racconto di Höss.

Secondo lui, la "camera a gas" normalmente conteneva 2000 vittime all'inpiedi, ma avrebbe potuto contenerne 3000. Immaginate un po': 3000 persone su 210 m2? In altre parole, per fare un paragone, 286 persone in piedi in un locale di 5 m x 4 m! E non ci si venga a dire che i tedeschi prima di partire hanno fatto saltare "camere a gas" e forni crematori per nascondere le tracce dei pretesi crimini. Quando si vuole cancellare le tracce di un'installazione necessariamente molto sofisticata, la si smantella minuziosamente, pezzo per pezzo, per non lasciare dietro di sé il minimo elemento d'accusa. Distruggerla con l'esplosivo sarebbe un'ingenuità. In questo caso sarebbe sufficiente rimuovere i blocchi di cemento per scoprire un tale reperto accusatore. Proprio i polacchi dell'attuale museo di Auschwitz hanno raccolto alcune vestigia dei "Krema" (termine con il quale si indicano i complessi formati da crematori e dalle pretese "camere a gas"). Ora, tutti i reperti che vengono mostrati ai turisti attestano l'esistenza dei forni crematori, escludendo ogni altra cosa.

Le vere camere a gas, quelle messe in opera dagli americani dal 1936/1938, possono darci un'idea dell'inevitabile complessità che un tale metodo di esecuzione comporta. Tra l'altro, gli americani gassano solo un prigioniero alla volta (è accaduto che alcune loro camere a gas dispongano di due sedie per l'esecuzione, per esempio, di due fratelli). Inoltre, il prigioniero è completamente immobilizzato. Viene asfissiato dall'acido cianidrico (in realtà da palline di cianuro di sodio che cadendo in una scodella di acido solforico e di acqua distillata provocano la liberazione di vapori di acido cianidrico). In 40 secondi circa il condannato si assopisce e in qualche minuto muore. Questo gas non provoca alcun dolore apparente. (La prima esecuzione capitale con gas ebbe luogo l'8 febbraio 1924 nella prigione di Carson City (Nevada). Due ore dopo l'esecuzione si rilevavano ancora tracce di veleno nella corte della prigione. Il signor Dickerson, governatoredella prigione, dichiarò: "Per quanto concerne il condannato, il metodo è certamente il più umano tra quanti fino ad ora applicati", ma, aggiunse: "Rifiuterò questo metodo per il pericolo che fa correre a tutti i testimoni".

Come nel caso dello Zyklon B, è l'evacuazione del gas che pone problemi. In questo caso non si tratta di indurre una ventilazione naturale di quasi 24 ore perche, in ogni modo, la disposizione degli ambienti non lo permetterebbe senza gravi rischi per i guardiani e i detenuti della prigione. Allora come procedere, essendo d'altronde questo gas di difficile ventilazione? La soluzione obbligata è di trasformare questo acido in un sale che verrà in seguito lavato con acqua corrente. Il gas ammoniaco servirà di base. Quando l'acido cianidrico sarà così sparito, o almeno quasi completamente, una spia avvertirà del fatto il medico e i suoi aiutanti che si trovano dall'altra parte del vetro. Questa spia è la fenolftaleina, posta in scodelle disposte in diversi punti del piccolo locale, la quale vira al rosso quando non c'è più acido nel locale. Un sistema di ventilazione orientabile spazzerà quindi i vapori di ammoniaca verso un bocchettone di aspirazione. Il medico c i suoi aiutanti entreranno quindi nel locale muniti di maschera antigas, e calzando guanti di caucciù. Il medico arruffa la capigliatura del condannato per cacciarne eventuali resti di acido cianidrico. E solo dopo un'ora che le guardie potranno entrare nel locale. Il corpo del condannato sarà lavato, così come il locale, con acqua corrente. Il gas ammoniaco è stato espulso attraverso un alto camino sopra la prigione. E poichè le guardie abitualmente postate nelle torri di sorveglianza della prigione corrono dei rischi, a ogni esecuzione vengono fatte scendere. E sorvolo sulla necessità di un'ermeticità totale della camera a gas: stacci, vetri "Erculite" estremamente spessi, sistema per fare il vuoto, valvole a mercurio, ecc.

Una gassazione non è operazione che si possa improvvisare. Se i tedeschi avevano deciso di gassare milioni di persone avrebbero avuto bisogno di mettere a punto un meccanisrno formidabile. Ci sarebbe voluto un ordine generale, che non è mai stato trovato, delle istruzioni, degli studi, ordini, piani che non si sono mai visti. Sarebbero state necessarie riunioni di esperti: architetti, chimici, medici, specialisti delle più diverse tecnologie. Sarebbe stato necessario reperire fondi e ripartirli, operazione che in uno Stato come il Terzo Reich avrebbe lasciato numerose tracce (se si pensa che noi sappiamo quasi al centesimo quanto è costato il canile di Auschwitz o le piante di lauro ordinate ai vivai). Sarebbero stati necessari ordini di missione. Non si sarebbe fatto di Auschwitz e di Birkenau dei campi dove l'andirivieni era tale che il modo migliore di far fronte alle frequenti fughe di detenuti era quello di tatuar loro sul braccio un numero di matricola. Non si sarebbe permesso che lavoratori civili e ingegneri si mischiassero ai detenuti, né si sarebbero autorizzati i tedeschi del luogo ad andare in permesso o a ricevere al campo membri della famiglia. Soprattutto non si sarebbero liberati dei detenuti che, scontata la pena, rientravano in patria. Fatto, quest'ultimo, che è stato rivelato qualche anno fa da Louis De Jong, direttore dell'lstituto di Storia della Seconda Guerra Mondiale di Amsterdam, dopo che a lungo gli storici lo hanno tenuto nascosto.

La recente pubblicazione che negli Stati Uniti è stata fatta delle fotografie aeree di Auschwitz da peraltro il colpo di grazia alla leggenda di questo sterminio. Persino nell'estate 1944, nel momento in cui più massiccio era l'arrivo degli ebrei ungheresi, non si nota alcun rogo umano e nessuna folla nei pressi del crematorio (ma un portone aperto e un giardino ben tracciato), nessun fumo sospetto (e ciò mentre i camini di questi crematori avrebbero addirittura sputato giorno e notte fumo e fiamme visibili a diversi chilometri di distanza).

Terminerò con quello che chiamerei il criterio della falsa testimonianza per ciò che concerne le "camere a gas". Ho rilevato che tutte queste testimonianze per vaghe o discordi che siano sul resto, s'accordano almeno su un punto: la squadra incaricata di ritirare i cadaveri dalla "camera a gas" penetrava nel locale sia "immediatamente" sia "poco dopo" la morte delle vittime. Io dico che questo punto da solo costituisce la pietra di paragone delle false testimonianze, perchè vi è qui un'impossibilità fisica totale. Se incontrate qualcuno che crede alla realtà delle "camere a gas" domandategli come, secondo lui, vi si potevano estrarre i cadareri per far posto all'infornata successiva.


Storia - Come può affermare tutto ciò dopo quanto è stato detto e scritto in 35 anni? Dopo quanto hanno raccontato i superstiti dei campi, dopo i processi ai criminali di guerra, dopo Norimberga? Su quali prove e documenti basa questa sua affermazione?

Faurisson - Molti errori storici sono durati ben più di trentacinque anni.

Quanto alcuni superstiti hanno raccontato costituisce una testimonianza fra le tante. Delle testimonianze non sono delle prove. In quanto a quelle dei processi contro i "criminali di guerra", devono essere accolte con particolare diffidenza. Se non mi sbaglio, in trentacinque anni non un solo testimone è stato perseguito per falsa testimonianza, il che significa dare una garanzia esorbitante a chiunque desidera testimoniare sui "crimini di guerra". Allora così si spiega il fatto che alcuni tribunali abbiano potuto stabilire l'esistenza di "camere a gas" in punti della Germania in cui si è finito per riconoscere che non ce n'erano state mai: per esempio, in tutto l'Antico Reich. Le sentenze emesse a Norimberga hanno un valore molto relativo, poichè dei vinti sono stati giudicati dai loro vincitori senza la minima possibilità di interporre appello. Gli articoli 19 e 21 dello statuto di quel tribunale politico dava cinicamente a quella assise il diritto di poter fare a meno di prove solide, e autorizzava addirittura il ricorso al "si dice". Tutti gli altri processi per "crimini di guerra" si sono in seguito ispirati alla legislazione di Norimberga. Ancora oggi in Germania i tribunali fondano il loro operato su quanto essi pretendono sia stato stabilito a Norimberga. E così che per secoli hanno proceduto i tribunali che dovevano giudicare streghe e stregoni. Sono esistite, almeno in apparenza, prove e testimonianze di gassazioni a Orianenburg, a Buchenwald, a Bergen-Belsen, a Dachau, a Ravensbrisck, a Mauthausen. Professori, preti, cattolici, ebrei, comunisti hanno attestato l'esistenza di "camere a gas" in questi campi e delI'impiego di gas per uccidere dei detenuti. Per non fare che un esempio, Monsignor Piguet, vescovo di

Clermont-Ferrand, ha scritto che dei preti polacchi erano passati per la "camera a gas" di Dachau. Ora, oggi si riconosce che mai nessuno è stato gassato a Dachau. C'è di meglio: dei responsabili di campi hanno confessato l'esistenza e il funzionamento di "camere a gas" omicide laddove in seguito si è dovuto riconoscere che niente di tutto ciò era esistito. Per Ravensbriick, il comandante del campo (Suhren), il suo secondo (Schwarzhuber) e il medico del campo (Dr. Treite) hanno confessato l'esistenza di una "camera a gas" e ne hanno persino descritto, in modo vago, il funzionamento. Sono stati messi a morte o si sono suicidati. Stesso scenario per il comandante Ziereis a Mauthausen, il quale, nel 1945, in punto di morte, avrebbe anche lui fatto delle confessioni. Non si creda che le confessioni dei responsabili di Ravensbrtick siano state strappate dai russi o dai polacchi. é l'apparato giudiziario inglese o francese che ha ottenuto queste confessioni. Circostanza aggravante: le ottenevano ancora molti anni dopo la fine della guerra. E'stato fatto tutto il necessario affinchè fino alla fine, fino al 1950, un uomo come Schwarzhuber collaborasse con i suoi inquisitori, o con i suoi giudici istruttori o i suoi giudici di tribunale.

Nessuno storico serio sostiene più che delle persone siano state gassate in un qualunque campo dell'Antico Reich. Ora ci si accontenta solo di alcuni campi situati attualmente in Polonia. Il 19 agosto 1960 costituisce una data importante nella storia del mito delle "camere a gas". Quel giorno, il giornale Die Zeit ha pubblicato una lettera che ha intitolato: "Nessuna gassazione a Dachau". Dato il contenuto della lettera, per essere del tutto onesto il giornale avrebbe dovuto intitolarla: "Nessuna gassazione in tutto l'Antico Reich", cioè nella Germania delle frontiere del 1937. Questa lettera era del dr. Martin Broszat, diventato nel frattempo direttore dell'lstituto di Storia Contemporanea di Monaco. Il dottor Broszat è un antinazista convinto, e fa parte degli storici "sterminazionisti". Egli ha creduto all'autenticità del "diario" di R. Höss, che ha pubblicato nel 1958 con gravi tagli del testo nei passaggi in cui R. Höss aveva "un po' troppo esagerato" per obbedire senza dubbio alle suggestioni dei suoi carcerieri polacchi. In poche parole, il dr. Broszat il 19 agosto 1960 ha dovuto ammettere che non c'erano state gassazioni in tutto l'Antico Reich. Aggiungeva anche, in modo contorto, che non vi erano state gassazioni INNANZITUTTO (?) che in qualche punto scelto in Polonia, tra cui Auschwitz. E questo, a quanto mi risulta, hanno finito per ammetterlo con lui anche tutti gli storici ufficiali. Personalmente deploro che il dr. Broszat si sia contentato di una lettera, mentre si imponeva una comunicazione scientifica insieme a spiegazioni dettagliate. Si doveva spiegare perchè prove, testimonianze e confessioni considerate fino ad allora come inattaccabili perdevano improvvisamente qualsiasi valore. Sono quasi vent'anni che aspettiamo le spiegazioni del dr. Broszat. Ci sarebbero preziose per determinare se le prove, testimonianze e confessioni che possediamo sulle gassazioni di Auschwitz o di Treblinka hanno più valore delle prove, testimonianze e confessioni che possediamo sulle false gassazioni di Buchenwald o di Ravensbruck. Intanto, è estremamente curioso che gli elementi raccolti soprattutto da tribunali francesi, inglesi e americani abbiano d'un tratto perso ogni loro valore, mentre gli elementi in mano soprattutto dei tribunali polacchi e sovietici sullo stesso soggetto lo conservino.

Nel 1968 è la "camera a gas" di Mauthausen (in Austria) che doveva a sua volta essere dichiarata una leggenda da uno storico "sterminazionista": da Olga Wormser-Migot. Guardate a questo proposito, nella sua tesi su Le système concentrationnaire nazi, le pagine intitolate: "Le probleme des chambres à gaz", "Il problema delle camere a gas". Peraltro, soffermiamoci su questa formula. Per ammissione stessa degli "sterminazionisti" esiste un "problema delle camere a gas". A proposito delle false confessioni, un giorno ho chiesto allo storico Joseph Billig (addetto al C.D.J.C.) come le spiegava. Billig aveva fatto parte della delegazione francese al processo di Norimberga. Vi do la sua risposta. Si trattava, secondo lui, di "fenomeni psicotici"! Per quel che mi riguarda, ho una spiegazione da proporre per questi pretesi "fenomeni psicotici" come pure per "l'apatia schizoide" di R. Höss il giorno della sua deposizione davanti al tribunale di Norimberga: R. Höss è stato TORTURATO dai suoi carcerieri inglesi. é stato "interrogato con il nerbo e con l'alcool". Ai processi detti "di Dachau", gli americani hanno abominevolmente torturato altri accusati tedeschi, come doveva segnatamente rivelarlo una comrmissione d'inchiesta.

Peraltro, la tortura è molto spesso superflua. Molteplici sono infatti i modi di intimidazione. La formidabile riprovazione universale che viene fatta pesare sugli accusati nazisti conserva ancora oggi tutta la sua forza. Quando "l'anatema esplode tra una umanità religiosa degna delle grandi comunioni medievali", non rimane che inchinarsi, soprattutto se gli avvocati si mettono di mezzo e sostengono che delle concessioni appaiono necessarie. Mi ricordo del mio odio personale per i tedeschi durante la guerra e dopo la fine del conflitto: un odio incandescente che credevo spontaneo, ma che con il trascorrere del tempo mi accorsi che mi era stato insufflato. Esso veniva dalla radio inglese, dalla propaganda di Hollywood e dalla stampa staliniana. Non avrei avuto pietà per un tedesco che mi avesse detto che era stato guardiano di un certo campo e che non aveva visto alcuno dei massacri di cui allora tutti parlavano. Se fossi stato suo giudice istruttore avrei ritenuto mio dovere di "farlo confessare".

Da trentacinque anni il dramma di questo tipo di accusati tedeschi è paragonabile a quello delle streghe e degli stregoni del Medio Evo. Poniamo mente al coraggio demente che sarebbe stato necessario a una di queste sedicenti streghe per osar dire al tribunale: "La prova migliore che non ho avuto commercio con il diavolo è che, molto semplicemente, il diavolo non esiste".Allo stesso modo, sono rarissimi i tedeschi che, come l'ing. Durrfeld di Auschwitz, hanno osato dire che queste gassazioni non erano mai esistite e che era una vergogna diffamare così i tedeschi. La strega giocava d'astuzia con i suoi giudici, come i tedeschi, ancora oggi al processo di Dtisseldorf, giocano di astuzia con i loro a proposito di Majdanek. Per esempio, la strega ammetteva che quel tale giorno il diavolo c'era, ma diceva che si trovava in cima alla collina, mentre lei era giù, ai piedi. L'accusato tedesco, da parte sua, si sforza dl dimostrare che non aveva nulla a che fare con le "camere a gas".

Talvolta arriva a dire persino che ha aiutato a spingere qualcuno nella "camera a gas", o anche che gli hanno fatto versare un prodotto da una botola posta sul soffitto perchè minacciato, se non obbediva, di essere messo a morte. Spesso dà anche l'impressione di divagare. Gli accusatori pensano: "Eccone un altro che cerca di salvarsi le penne. Questi tedeschi sono straordinari! Sembra che non abbiano mai saputo né mai visto niente". La verità è che in effetti non hanno visto né saputo niente di ciò che si vuol far loro dire in materia di gassazioni. Siamo noi accusatori che dobbiamo rimproverarci di questo modo di divagare, e non farne loro colpa, perch* essi si muovono nel solo sistema di difesa che noi lasciamo loro. E nel fatto che adottino questo sistema anche gli avvocati hanno una grave responsabilit. Non mi riferisco a coloro che, come quasi tutti, credono che le "camere a gas" siano esistite. Parlo di quelli che sanno o sospettano di essere davanti a un'enorme menzogna, ma preferiscono, sia nel loro proprio interesse sia in quello del loro cliente, non sollevare questo problema. L'avvocato di Eichmann non credeva all'esistenza delle "camere a gas", ma al processo di Gerusalemme si è ben guardato dallo scoprire gli altarini. Non glielo si può rimproverare. Credo infatti che lo statuto di quel tribunale permettesse di sollevare l'avvocato dal diritto di difesa se si fosse prodotto un incidente "insostenibile", o definibile con un termine equivalente.

Una vecchia ricetta degli avvocati, resa talvolta necessaria dai bisogni della difesa, è di perorare il verosimile piuttosto che il vero. Il vero talvolta è troppo difficile da far penetrare nell'animo dei giudici. Ci si contenta allora del verosimile. Un esempio illustra molto bene questa situazione. Lo racconta l'avvocato Albert Naud, difensore di un tale Lucien Léger che tutta la stampa francese presentava come autore certo di un abominevole crimine. Lucien Léger si proclamava innocente, e scelse per avvocato Albert Naud. Quando questi andò a trovarlo in prigione gli disse: "Léger, parliamoci chiaro! Se mi vuole come avvocato dobbiamo perorare la sua colpevolezza, non l'innocenza". Affare fatto! Léger ebbe salva la testa. Qualche anno dopo Naud acquisì la convinzione che il suo cliente era innocente, e si penti terribilmente di averlo costretto a dichiararsi colpevole. Si battè con tutte le sue forze per ottenere la revisione del processo, ma troppo tardi. Morì senza ottenerla. In quanto a Léger, se è innocente, senza dubbio pagherà fino alla fine dei suoi giorni l'ignobile atteggiamento della stampa e la cecità del suo avvocato.

Un tribunale non ha alcuna qualità per determinare la verità storica. Spesso gli stessi storici hanno notevoli difficoltà a distinguere il vero dal falso su un punto della storia. L'indipendenza dei giudici è forzatamente molto relativa. Come tutti noi essi leggono i giornali, si informano in parte anche attraverso la radio e la televisione. Libri e riviste presentano loro, come a noi tutti, "documenti" o "foto" di atrocità naziste. A meno che non abbiano una pratica speciale alla critica di questo genere di documenti o di foto, cadranno nei più rozzi tranelli della propaganda orchestrata dai mezzi di comunicazione. D'altra parte, preoccupazione dei giudici è di far rispettare l'ordine pubblico, la moralità pubblica, certe norme e certi usi, certe credenze stesse della vita pubblica. Senza tener conto della preoccupazione di vedere il loro nome vilipeso nella stampa, tutto ciò non può che condurre, in materia di "crimini di guerra", a giudizi che lo storico, per quanto lo riguarda, non è tenuto a fare suoi.

La giustizia si è giudicala da sé. In questo genere di processi nemmeno una volta si è pensato di fare una perizia di quella che si chiama "l'arma del delitto". Quando si sospetta che una corda, un coltello, un revolver siano stati strumento di un crimine, si fa la perizia, benchè siano oggetti che non hanno nulla di particolare. Invece, nel caso delle "camere a gas", in trentacinque anni non c'è stata UNA SOLA perizia. E' vero che si parla di una perizia fatta dai sovietici, ma possiamo immaginare con quale metro e, in ogni modo, sembra che il testo sia rimasto segreto. Al processo di Francoforte, durato un anno e mezzo, dal dicembre 1963 all'agosto 1965, un tribunale ha condotto l'affare "dei guardiani di Auschwitz" senza ordinare una perizia dell'arma del crimine. Lo stesso vale per il processo di Majdanek a Dusseldorf e, poco dopo la fine della guerra, per quello di Struthof in Francia. Questa assenza di perizie è tanto meno scusabile in quanto non un giudice, non un procuratore, non un avvocato potevano vantarsi di conoscere per esperienza la natura e il funzionamento di questi straordinari macelli umani. Eppure a Struthof e a Majdanek, quelle "camere a gas" vengono presentate come fossero ancora allo stato originario. Perciò, è sufficiente esaminare sul posto "l'arma del crimine".

Ad Auschwitz le cose sono meno chiare. Al campo principale si lascia credere ai turisti che la "camera a gas" è autentica, ma, chiedendo insistentemente, le autorità del museo battono in ritirata e parlano di "ricostruzione" (che peraltro non è che una misera menzogna che si può facilmente smascherare con certi documenti di archivio). All'annesso campo di Birkenau vengono mostrate solo delle rovine di "camere a gas", o qualcosa di meno, dei terreni che sarebbero stati occupati da "camere a gas". Ma anche qui le perizie sono possibilissime perchè a un archeologo talvolta basta qualche piccolo indizio per conoscere la natura e la destinazione di un sito inabitato da diversi secoli.

Per dare un'idea della condiscendenza dimostrata dagli avvocati del processo di Francoforte nei confronti dell'accusa, ricordo che uno di essi si è persino fatto fotografare dai giornalisti mentre sollevava una botola (sic!) della sedicente "camera a gas" del campo principale di Auschwitz. Dieci anni dopo il processo ho chiesto a questo avvocato che cosa gli aveva permesso di considerare che l'edificio in questione era una "camera a gas". La sua risposta scritta è stata più che evasiva; assomiglia a quella datami dalle autorità del museo di Dachau quando chiesi su quali documenti basavano la loro affermazione che un certo locale del campo era una "camera a gas" incompiuta. Mi stupiva infatti il fatto che si possa affermare che un locale incompiuto era destinato a diventare, una volta ultimato, qualcosa che non si è mai visto. Un giorno pubblicherò questa corrispondenza con queste autorità, e anche quella che ho avuto con i responsabili del Comitato Internazionale di Dachau a Bruxelles.

Lei mi chiede su quali prove e su quali documenti io fondo l'affermazione che le "camere a gas" non sono mai esistite. Credo di aver già ampiamente risposto. Aggiungerò che una buona parte di queste prove e di questi documenti sono... ,quelli dell'accusa. Basta rileggere bene i testi dell'accusa per accorgersi che l'accusa consegue il risultato contrario a quello ricercato. I testi di base sono i 42 volumi del grande processo di Norimberga, i 15 volumi dei processi americani, i 19 volumi pubblicati sinora dall'università di Amsterdam, gli stenogrammi del processo Eichmann, diversi processi verbali di interrogatorio, le opere di Hilberg, di Reitlinger, d'Adler, di Langbein, di Olga Wormser-Migot, l'Enciclopedia Giudaica, il Memoriale di Klarsfeld (molto interessante per l'elenco dei falsi gassati), le pubblicazioni di diversi istituti. Ho lavorato soprattutto al Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Parigi. Ne sono stato cacciato all'inizio del 1978, su iniziativa, in particolare, del signor Georges Wellers, quando si è saputo a quali conclusioni ero giunto sulle "camere a gas" e sul "genocidio". Il C.D.J.C. è un organismo semipubblico, che riceve denaro pubblico. Tuttavia, si arroga il diritto di cacciare coloro che non pensano come si deve. E lo dice!


Storia - Lei nega anche la deliberata volontà di sterminio degli ebrei da parte di Hitler. Anche ultimamente, durante un dibattito alla televisione della Svizzera italiana, lei ha detto: "Hitler non ha mai fatto uccidere una persona in quanto ebrea". Che cosa intende dire esattamente con questa frase, dalla quale peraltro si ricava che comunque Hitler evrebbe fatto uccidere degli ebrei?

Faurisson - Dico esattamente questo: "Mai Hitler ha ordinato né ammesso che qualcuno fosse ucciso a causa della sua razza o della sua religione". Forse questa frase scandalizzerà qualcuno, ma io la credo vera. Hitler era antiebreo e razzista. Ma il suo razzismo peraltro non gli impediva di nutrire ammirazione per gli arabi e per gli hindù. Era anche ostile al colonialismo. Il 7 febbraio 1945 dichiara ai suoi intimi: "I bianchi hanno portato a questi popoli (coloniali) il peggio, le piaghe del nostro mondo: il materialismo, il fanatismo, l'alcoolismo e la sifilide. Per il resto, poichè quanto questi popoli già possedevano era superiore a ciò che potevano dar loro, essi non sono cambiati (...). In una sola cosa i colonizzatori sono riusciti: a suscitare ovunque l'odio". Hitler è diventato antiebraico relativamente tardi. Prima di dire e ripetere che gli ebrei sono "i grandi maestri della menzogna", era loro piuttosto favorevole. Scrive in Mein Kampf: "Le opinioni sfavorevoli diffuse sul loro conto mi ispiravano un'antipatia che talvolta si trasformava in orrore".

Personalmente, conosco male Hitler e mi interessa poco, quanto poco mi interessa Napoleone Bonaparte. Se egli delirava, non vedo perchè dovremmo delirare noi quando si tratta di lui. Sforziamoci di parlare di Hitler a mente fredda come quando parliamo di Amenophis Akhenaton. Tra Hitler e gli Ebrei c'è stata una guerra senza pietà, ed è evidente che ciascuno addossa all'altro la responsabilità di questo conflitto. La comunità ebraica internazionale ha dichiarato guerra alla Germania il 5 settembre 1939; lo ha fatto con Chaim Weizmann, presidente del Congresso Ebraico Mondiale e futuro presidente dello Stato di Israele. Prima ancora, dal 1934, l'ostilità della comunità ebraica internazionale si era manifestata con misure di boicottaggio economico contro la Germania nazista. Va da sé che essa agiva così per ritorsione alle misure prese da Hitler contro gli ebrei tedeschi. Questo ingranaggio fatale doveva condurre, da una parte e dall'altra, a una guerra mondiale. Hitler diceva: "Gli ebrei e gli Alleati vogliono annientarci, ma saranno loro a essere annientati", mentre gli Alleati e gli ebrei, da parte loro, dicevano: "Hitler e i nazisti, e i loro alleati, vogliono annientarci, ma saranno loro a essere annientati". E così, per tutta la durata della guerra, i due campi si esaltano di proclami bellicosi e fanatici: il nemico diventa una bestia da sgozzare. Pensate, a questo proposito, alle parole della Marsigliese quando dice: "Che un sangue impuro abbeveri i nostri solchi".

Detto questo, gli Alleati che pure hanno fatto una guerra implacabile ai nazisti e che, trentacinque anni dopo la fine della guerra, continuano una specie di "caccia al nazista", tuttavia non sono mai arrivati a dichiarare che: "Un nazionalsocialista, per il fatto stesso di appartenere al partito nazionalsocialista, deve essere ucciso, si tratti di uomo, donna, bambino o vecchio". Si può persino dire che Hitler, nonostante quanto ha accumulato contro gli ebrei, non ha mai dichiarato: "Gli ebrei sono da uccidere", né tantomeno che: "Un ebreo, per il solo fatto di essere tale, é da uccidere". Indubbiamente, in caso di rappresaglia contro "partigiani" o "terroristi", quando i tedeschi sceglievano gli ostaggi da mettere a morte, era meglio non essere ebreo, né comunista, né prigioniero di diritto comune. Ma, questa è una conseguenza molto nota del prelevamento di ostaggi per come si pratica da sempre e dovunque.

Hitler ha fatto internare una parte degli ebrei europei, ma internare non significa sterminare. Non c'è stato né "genocidio" né "olocausto". Qualsiasi campo di concentramento è una cosa pietosa che suscita orrore, si tratti di un campo tedesco, russo, francese, americano, giapponese, cinese, vietnamita o cubano. Di questo fatto, pietoso od orribile che sia, vi sono diversi gradi, e certamente in tempo di guerra, di carestia, di epidemia, un campo di concentramento diventa ancora più orribile. Ma nel caso in questione nulla ci permette di dire che ci sono stati dei campi di sterminio, cioè dei campi dove la gente sarebbe stata messa per esservi uccisa.

Gli "sterminazionisti" sostengono che nell'estate del 1941 Hitler ha dato l'ordine di sterminare gli ebrei. Ma nessuno ha mai visto questo ordine. Esistono, per contro, sia delle dichiarazioni di Hitler, sia delle misure prese dai suoi eserciti che implicano che un tale ordine non ha potuto essere dato. Il 24 luglio 1942, in un circolo ristretto di persone, ricordando che gli ebrei gli avevano dichiarato guerra con Chaim Weizmann, disse che dopo la guerra avrebbe chiuso loro le città una dopo l'altra, precisando: "... se questa spazzatura di ebrei non sgombera e non emigra verso il Madagascar o verso qualche altro focolare nazionale ebraico".

Da parte mia, vorrei sapere come si può conciliare questa "dichiarazione a braccio" con un ordine di sterminio dato una volta per sempre un anno prima. Ancora nel luglio 1944, sul fronte dell'Est, dove i soldati tedeschi combattono ferocemente contro i partigiani (ebrei o non, russi o comunisti, ucraini, ecc.), l'esercito dà ordini drastici perchè i soldati tedeschi non partecipino a eccessi contro la popolazione civile, ebrei compresi. Altrimenti, c'è il tribunale militare. Hitler incitava a lottare senza pietà in combattimento, soprattutto contro i partigiani, compreso, se necessario, contro donne e bambini che fossero con i partigiani o che apparentemente ne fossero complici. E' un fatto che non ha indietreggiato (come gli Alleati, peraltro) davanti al sistema del prelievo di ostaggi. Ma non è andato oltre. Il giorno in cui i nostri mezzi di comunicazione si decideranno a infrangere certi tabù e a consacrare ai "crimini di guerra" degli Alleati un millesimo del tempo che consacrano ai "crimini di guerra" dei vinti, gli ingenui avranno allora di che stupirsi. I "crimini" di Hitler assumeranno allora le loro giuste proporzioni in una prospettiva storica. Si parla molto poco di Dresda e Katyn. Io dico che Dresda e Katyn sono poca cosa in confronto alle deportazioni inflitte a milioni di tedeschi delle minoranze delI'Est. Già, è anche vero che non si trattava di "deportazioni", ma di... "trasferimenti". Mi chiedo anche se gli inglesi, che hanno consegnato i loro internati russi ai sovietici, non sono stati i campioni di tutte le categorie di "crimini di guerra".

Storia - Quali sono il suo concetto e la sua definizione di genocidio?

Faurisson - lo chiamo genocidio il fatto di uccidere degli uomini in ragione della loro razza. Hitler ha commesso "genocidio" non meno che Napoleone, Stalin, Churchill o Mao. Roosevelt ha internato in campi di concentramento cittadini americani di razza giapponese. Anche questo allora è stato "genocidio". Hitler ha trattato i civili ebrei come i rappresentanti di una minoranza belligerante nemica. Sfortunatamente, è banale trattare questo genere di civili come persone potenzialmente o virtualmente pericolose. Secondo una comune logica di guerra, Hitler avrebbe dovuto internare tutti gli ebrei che gli venivano sotto tiro. é ben lungi dall'averlo fatto, e non certo per ragioni umanitarie, ma per motivi di ordine pratico. In certe parti dell'Europa ha fatto portare ai suoi nemici un segno che li distinguesse: la stella ebraica (dal settembre 1941 in Germania e dal giugno 1942 nella zona nord della Francia) .

Coloro che portavano la stella non potevano circolare liberamente, e solo in certe ore; erano come prigionieri in libertà vigilata. Forse più che del problema ebraico Hitler si preoccupava di garantire la sicurezza del soldato tedesco, il quale era incapace di distinguere gli ebrei dai non ebrei. Questa stella glieli designava. Gli ebrei venivano sospettati di poter svolgere opere di informazione (molti di essi parlavano il tedesco), di praticare lo spionaggio, il traffico di armi, il terrorismo, il mercato nero. Bisognava evitare qualsiasi contatto tra l'ebreo e il soldato tedesco. Per esempio, nel metrò di Parigi gli ebrei che portavano la stella gialla potevano salire solo sull'ultimo vagone sul quale il soldato tedesco non doveva salire. Non sono uno specialista di questi problemi e posso sbagliarmi, ma credo che queste misure erano dettate da ragioni di sicurezza militare piuttosto che da una volontà di umiliare. Dove vi erano forti concentrazioni di ebrei, che erano impossibili da sorvegliare veramente, se non a mezzo di una polizia ebrea, i tedeschi temevano che accadesse ciò che d'altronde accadde nel ghetto di Varsavia, dove improvvisamente, e proprio dietro il fronte un'insurrezione scoppiò nell'aprile del 1943. i tedeschi scoprirono allora con stupore che gli ebrei avevano costruito 700 fortini. L'insurrezione fu repressa e i superstiti trasferiti in campi di transito, di lavoro, di concentramento. In questi luoghi gli ebrei hanno vissuto una tragedia. Lo so che talvolta si pensa che ragazzi di 15 anni non potevano costituire un pericolo e che non li si sarebbe dovuti costringere a portare la stella. Per convincerci del contrario ci sono attualmente abbastanza racconti e memorie di ebrei in cui si narra come i loro ragazzi svolgevano ogni specie di attività illecita o di resistenza contro i tedeschi.

Bisognerebbe vedere meglio quanto c'è di reale e quanto di mitologico nella descrizione che si fa degli ebrei che si sarebbero lasciati sgozzare come montoni. I non ebrei hanno poi resistito così tanto? E gli ebrei hanno resistito così poco? Ciò che in parte falsa i dati del problema è che molti dei nostri giudizi si fondano su un presupposto: quello del "genocidio" degli ebrei. Va da sé che se questo "genocidio" ci fosse stato, si avrebbe voglia di trattare gli ebrei da vigliacchi. E il rimprovero che spesso, pare, i giovani ebrei muovono ai loro padri. Ma, se come affermano i revisionisti, il "genocidio" non è che una leggenda, allora l'accusa di vigliaccheria non ha fondamento alcuno.


Storia - Se da parte di Hitler non c 'era una deliberata volontà di genocidio, perchè allora Auschwitz Treblinka, Belzec e gli altri campi di sterminio? Sono esistiti, sono una realtà. Vi sono entrati, e vi sono morti, non solo ebrei, ma anche "politici", zingari, slavi, omosessuali, cioè tutti quei "diversi" che il razzismo nazista condannava. Perchè allora aver organizzato quei campi, con quali finalità?

Faurisson - Un campo può essere definito di "sterminio" solo se vi si sterminano degli uomini. Questo è così vero che, secondo la terminologia creata dagli storici ufficiali, sono chiamati di "sterminio" solo quei campi che si pretende fossero dotati di una o più "camere a gas". Questi campi non sono esistiti. La tremenda epidemia di tifo di Bergen-Belsen non ha trasformato questo campo (per la maggior parte senza reticolati) in un campo di sterminio. Quei morti non sono un crimine, ovvero sono solo un crimine dovuto alla guerra e alla follia degli uomini. Gli Alleati dividono una pesante responsabilità con i tedeschi per lo spaventoso caos in cui l'Europa, le sue città, le sue strade, i suoi campi di rifugiati o di internati si trovarono alla fine della guerra. Gli Alleati hanno diffuso a profusione foto che mostrano i carnai di Bergen-Belsen. Ora, migliaia di detenuti sono morti di tifo dopo l'ingresso degli inglesi a Bergen-Belsen. Gli inglesi non riuscirono, non diversamente dai tedeschi, ad arginare questa terribile epidemia. Sarebbe allora onesto trattarli da criminali?

I primi campi di concentramento nazisti sono stati concepiti per l'internamento e la rieducazione (sic!) degli oppositori politici di Hitler. La propaganda sostenne che questi campi, aperti a numerose visite, costituivano un progresso rispetto alle prigioni dove marcisce il prigioniero di diritto comune. Vi si potevano trovare anche degli ebrei, ma in quanto comunisti, socialdemocratici, ecc. Gli ebrei in quanto tali sono stati messi in campo di concentramento solo durante la guerra, soprattutto dal 1942. Coloro che erano stati internati nel 1938 per rappresaglia all'attentato di un ebreo contro von Rath erano stati per la maggior parte liberati dopo qualche mese. Prima della guerra, Hitler aveva tentato con un certo successo di provocare l'esodo degli ebrei. Egli augurava la creazione di un focolare nazionale ebraico fuori d'Europa. Il "progetto Madagascar" era concepito come progetto di un focolare ebraico sotto responsabilità tedesca. Prevedeva prioritariamente lavori di prosciugamento, sistema bancario ecc. La guerra ne ha impedito la realizzazione; sarebbero state necessarie troppe navi. La piccola Germania -date un'occhiata alla carta del mondo- era impegnata, insieme al Giappone e a qualche altro alleato, in una formidabile lotta contro dei giganti. La sua preoccupazione principale era vincere la guerra. Secondario era invece trovare una soluzione al problema ebreo, una soluzione che fosse una, definitiva, una "soluzione finale", una "soluzione d'insieme" a un problema che, in un certo modo, era vecchio come il popolo ebraico. Questa soluzione provvisoria, a causa della guerra, sarebbe stata, grosso modo, "respingere verso Est" questi ebrei, nei campi.

Auschwitz era innanzitutto e soprattutto una molto importante concentrazione industriale dell'Alta Slesia composta da tre campi principali e da quaranta campi secondari ripartiti su tutta una regione. Le attività minerarie, industriali, agricole e di ricerca erano considerevoli: miniere di carbone (alcune delle quali a capitale francese), petrolchimica, armi, esplosivi, benzina e caucciù sintetici, allevamento, piscicoltura, ecc. Ad Auschwitz si trovavano sia internati sia lavoratori liberi, sia condannati a vita sia internati a termine. Nel campo di Auschwitz-II, o Birkenau, si aveva il pietoso spettacolo di numerose persone inabili al lavoro che marcivano sul posto. Tra questi, gli zingari che, tranne qualche eccezione, sembra che i tedeschi non abbiano messo al lavoro. Ad Auschwitz sono nati numerosi bambini zingari, e sembra che solo degli zingari nomadi vi siano stati internati, e non per ragioni razziali, ma per nomadismo e per "delinquenza potenziale". Ricordo che nella stessa Francia persino i resistenti non vedevano di buon occhio gli zingari, e li sospettavano di spionaggio, di essere informatori e di fare il mercato nero. Sarebbe interessante stabilire quante carovane di zingari hanno continuato a percorrere l'Europa in guerra. Quanto agli omosessuali, come molti altri "delinquenti" erano tratti dalle prigioni o inviati direttamente ai campi per lavorarvi; la legislazione tedesca, come molte altre legislazioni dell'epoca, reprimeva l'omosessualità. Quanto agli slavi, chi di loro era nei campi non vi si trovava in qualità di slavo ma in quanto internato politico, prigioniero di guerra, ecc., allo stesso titolo dei francesi. Ad Auschwitz c'erano persino dei prigionieri di guerra britannici catturati a Tobruk.

La preoccupazione principale dei tedeschi, a partire dal 1942, era di mettere al lavoro tutti questi internati (tranne gli inabili, e, sembra, gli zingari) per vincere la guerra. Ad Auschwitz esistevano persino dei corsi di formazione professionale per i giovani dai 12 ai 15 anni, per muratori, per esempio. I responsabili tedeschi delle deportaziqni di stranieri verso i campi insistevano per ottenere il maggior numero possibile di "abili al lavoro". I governi stranieri, da parte loro, insistevano perchè le famiglie non fossero smembrate e perchè vecchi e bambini si aggregassero ai convogli. Nè gli ebrei, né gli altri avevano coscienza di partire verso qualche sterminio se devo credere alle testimonianze, come quelia di G. Wellers in L'ètoile jaune à l'heure de Vichy. Avevano ragione. Fortunatamente questo massacro era solo una frottola di guerra. Peraltro, si fa fatica a pensare che la Germania, che era drammaticamente a corto di locomotive, di vagoni, di carbone, di personale qualificato, e di soldati, abbia potuto attuare un tale sistema di convogli per macelli. Questi convogli, lo voglio ricordare, avevano la priorità persino su quelli con materiali da guerra. La manodopera soprattutto qualificata: ecco la principale preoccupazione dei tedeschi.


Storia - Lei è specializzato nella critica testuale e dei documenti, letteraria, ma ha fatto di questo problema il suo terreno preferito di "ricerca storica". Perchè? Che cosa intende dire quando afferma che sul problema delle camere a gas e dello sterminio degli ebrei c'è una "cospirazione del silenzio"? Perchè ci dovrebbe essere, e da porte di chi?

Faurisson - Per me la critica dei testi e dei documenti mira a stabilire il grado di autenticità e di veridicità di ciò che si legge. Si cerca così di distinguere il vero dal falso, il senso e il controsenso, ecc. Suppongo che questa preoccupazione doveva quasi fatalmente condurmi a rilevare alcuni falsi storici e in particolare, a rilevare quello che tra qualche anno apparirà a qualsiasi storico come un falso monumentale.

La cospirazione del silenzio intorno alle opere dei revisionisti fa sì che esse siano, nella maggior parte, dei "samizdat". In quanto agli autori che riescono a infrangere il muro del silenzio, sono trattati da nazisti, e relegati quindi in un ghetto. I metodi usati contro gli storici o le persone non conformiste vanno dalla pura e semplice criminalità alle persecuzioni legali, passando attraverso metodi di bassa polizia. Lobbies di tutti i generi fanno regnare o tentano di far regnare un'atmosfera di terrore. Ne so qualche cosa. Io non posso più insegnare all'università, la mia vita è diventata difficile. Mi scontro con interessi giganteschi. Ma alcuni giovani mi sostengono. Prima o dopo luce sarà fatta. Anche degli ebrei sono al mio fianco; anche essi vogliono denunciare la menzogna e la persecuzione.

Più che alla cospirazione credo alla forza del conformismo. I vincitori dell'ultima guerra avevano bisogno di farci credere all'ignominia intrinseca del vinto. Sovietici e Occidentali, che erano divisi da tutto, su questo punto avevano trovato un buon terreno d'accordo. Hollywood e l'apparato propagandistico staliniano hanno unito i loro sforzi. Quale fracasso propagandistico! I principali beneficiari di questa operazione sono stati forse lo Stato di Israele e il sionismo internazionale. Le principali vittime sono stati il popolo tedesco - ma non i suoi dirigenti - e il popolo palestinese al completo. Ma in questi giorni gira zizzania nell'aria; sionisti e polacchi presentano versioni divergenti su Auschwitz.


Storia - Lei contesta molto dei metodi che gli storici "ufficiali" hanno applicato a questa ricerca storica. Questo capitolo di storia del XX secolo non sarebbe stato scritto comme il faut. Perchè, e perchè avrebbero dovuto farlo?

Faurisson - Gli storici ufficiali hanno mancato ai loro impegni. In questo affare non hanno rispettato i metodi abituali della critica storica. Hanno seguito la corrente generale, quella imposta dai mass media. Si sono lasciati assorbire dal sistema. Uno storico ufficiale come il professore universitario Helmut Diwald va incontro a terribili noie se si arrischia semplicemente a dire che il "genocidio", nonostante l'abbondante letteratura che gli è consacrata, "non è stato ancora ben chiarito". In seguito alla pressione delle organizzazioni ebree tedesche, la seconda edizione della sua Storia dei tedeschi è stata "ricomposta e migliorata" (sic!) là dove era necessario.

Il coraggio di Paul Rassinier sta proprio nell'aver applicato i metodi abituali della critica storica. Agli accusatori dei tedeschi in un certo modo ha detto: "Mostratemi le vostre prove"-"I vostri documenti danno garanzia di autenticità?".-"Siete sicuri che questa espressione, questa frase hanno il senso che attribuite loro?".-"Di dove vengono le vostre cifre?".-"Come è stato possibile stabilire questa statistica?"-"Di dove viene la didascalia di questa foto? Chi mi dice che questa vecchia e questo bambino che vedo su questa foto sono "sulla strada della camera a gas"?".-"Questo ammasso di scarpe significa che si gassavano delle persone in questo campo oppure che molti detenuti di questo campo erano proprio impiegati a fabbricare scarpe?". -"Dove è il manoscritto di quella straordinaria testimonianza che dovrebbe avere una sola versione, e che invece vedo pubblicare nelle forme più diverse e contraddittorie, comprese quelle pubblicate da parte di alcuni storici?", ecc.

Paul Rassinier, modesto professore di storia e di geografia, ha dato una notevole lezione di chiaroveggenza e di probità ai suoi eminenti colleghi d'università. Autentico rivoluzionario, autentico resistente, autentico deportato, questo uomo amava la verita come si deve: fortemente e soprattutto. Egli ha denunciato ciò che chiama "la menzogna di Ulisse". Ulisse, è risaputo, nell'esilio ha conosciuto cento prove, ma, rilornato a casa, ne ha raccontato mille. Sappiamo che l'uomo ha molta difficoltà a non affabulare. é spesso ghiotto di straordinarie storie di caccia, di pesca, di amore, di denaro. Ma, soprattutto, abbonda nei racconti di atrocità.

L'Americano Arthur R. Butz ha scritto un libro magistrale su L'lmpostura del secolo XX (The Hoax of the XXth Century). Questo libro provoca sconcerto tra gli "sterminazionisti". La dimostrazione è incontrovertibile. La sua traduzione è stata praticamente proibita in Germania con l'iscrizione del libro sull'elenco delle "opere pericolose per la gioventù.

Il tedesco Wilhelm Staglich ha pubblicato Il Mito di Auschwitz (DerAuschwitz Mythos). Il gruppo svedese di Jewish Information annuncia un Auschwitz Exit. Altri ebrei hanno scritto in senso revisionista: J.C. Burg, in Germania, per esempio. E non è molto che la rivista di estrema sinistra La Guerra Sociale ha pubblicato uno studio intitolato De l'exploitation dans les camps à l'exploitation des camps ("Dallo sfruttamento nei campi allo sfruttamento dei campi").

In Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Germania (in questo Paese la persecuzione dei revisionisti è impietosa), in Australia, in Belgio, in Francia, un po' ovunque delle voci si levano per chiedere che infine si rinunci a un'assurda propaganda di guerra.

Conosco anche, ma non posso fare i loro nomi in questa sede, degli storici ufficiali che stanno uscendo dall'incubo. Forse stanno per rinunciare alle delizie di quello che lo storico revisionista David Irving chiama "L'incesto tra storici". Questa imaginifica espressione illustra la pratica che consiste nello sprimacciare voluttuosamente ciò che altri storici hanno affermato su un dato soggetto e nel rinnovarlo solo con dei sottili arzigogoli. Bisogna avere assistito a un congresso di storici sul nazismo. Che strana comunione nel rispetto del tabù! E come ci si sorveglia e ci si sente sorvegliati! Guai a chi turbasse la cerimonia espiatoria esponendo una tesi non ufficiale! Urla e censura.


Storia - Lei è antisemita? Come giudica il nazismo?

Faurisson - Non sono antisemita. Bisogna evitare di vedere dappertutto antisemiti. Gli ebrei che denunciano l'impostura del "genocidio" sono come quei cattolici che dicono che c'è un'impostura di Fatima, dove migliaia di testimoni avrebbero visto danzare il sole. La verità, o la ricerca della verità, come può essere antisemita?

Il nazismo di fatto era la dittatura del Fuhrer. E' morto con il suo Fuhrer il 30 aprile 1945. Non contate su di me per sputare sul cadavere del nazismo. In quanto uomo non ammetto che si diffami il popolo tedesco attribuendogli dei crimini che sarebbero senza precedenti nella storia dell'uomo. Non ammetto soprattutto che sia stato così bene "rieducato" da essere il primo a credere a questi crimini, e che si diffami da sé più di quanto non glielo chiedano i suoi stessi dirigenti. Da storico, constato che Adenauer, Brandt e Schmidt ripetono la lezione dei vincitori dell'Ovest mentre i loro omologhi della Germania dell'Est ripetono quella dei vincitori dell'Est. Suppongo sia la Realpolitik.


Storia - Lei nega anche che il numero delle vittime, i sei milioni, sia attendibile. Fossero anche di meno, cambierebbe qualcosa al fatto che genocidio c'è stato, e poco conta quante sono state le vittime?

Faurisson - Sei milioni di persone sono la popolazione di un Paese come la Svizzera. Nessuno, al processo di Norimberga, aveva la minima possibilità di puntellare una tesi così stravagante. E' il mattino del 14 dicembre 1945 che il procuratore americano Dodd tentò di accreditare questa cifra leggendo una dichiarazione del testimone Hottl. Il pomeriggio dello stesso giorno era costretto a battere in ritirata per l'intervento dell'avvocato Kauffmann, ben deciso a chiedere l'escussione del testimone per chiedergli conto di questa cifra. Disgrazia vuole che la stampa e gli storici hanno ritenuto questa cifra come se il tribunale stesso vi avesse più o meno creduto .

Queste sono le mie stime: 1· il numero di ebrei sterminati dai nazisti (o vittime del "genocidio") è for

tunatamente uguale a zero, 2· il numero di Europei uccisi per fatti di guerra (fatti di guerra spesso atroci) potrebbe essere nell'ordine dei 40 milioni; di questi, quello degli ebrei europei potrebbe essere dell'ordine di un milione, più probabilmente di alcune centinaia di migliaia se non si contano gli ebrei combattenti sotto diverse bandiere alleate. Insisto sul fatto che da parte mia si tratta di una stima che non ha carattere propriamente scientifico. Per contro, ho molte buone ragioni per pensare che la cifra dei morti di Auschwitz (ebrei e non ebrei) sia di 50.000 circa (cinquantamila) e non di 4 milioni, come a lungo si è preteso, prima di accontentarsi di un milione come sta facendo l'lstituto di Storia Contemporanea di Monaco. Quanto al numero dei morti di tutti i campi di concentramento dal 1933/34 al 1945, penso debba essere stato di 200.000, o tutt'al più di 360.000. Un giorno citerò le mie fonti, ma già da ora dico che se si impiegassero i calcolatori si potrebbe certamente sapere presto il numero reale dei morti. I deportati venivano schedati ai diversi livelli, devono avere lasciato numerose tracce.


Storia - Si rende conto che lei potrebbe contribuire a una specie di "riabilitazione" del nazismo?

Faurisson - Significa riabilitare Nerone dire che non abbiamo alcuna prova che egli abbia fatto incendiare Roma? Ciò di cui bisogna preoccuparsi di riabilitare o di ristabilire è la verità, almeno quando lo possiamo fare. Lo storico non ha da preoccuparsi degli interessi di Tizio o di Caio. L'importante per me è di portare il mio contributo a una storia veridica della Seconda Guerra Mondiale. Se un vecchio nazista venisse a dirmi che le pretese "camere a gas" e il preteso "genocidio" degli ebrei sono una sola e unica menzogna storica lo approverei come se mi dicesse che due e due fanno quattro. Non andrei oltre e lo lascerei alle sue idee politiche.

Il neonazismo è in gran parte un'invenzione dei mass media che ci vendono persino un nazismo da sex-shop. é come la pretesa "colonna Odessa" o le colonie naziste in America del Sud, o le croniche riapparizioni di Hitler e di Bormann. Se ne fanno di soldi con queste invenzioni! Credo che in Germania coloro che dai loro avversari politici vengono definiti "neonazisti" compongono lo 0,7% del corpo elettorale. Viviamo nella fantasmagoria, in una specie di nazismo senza nazisti. A questo proposito la rimando alle pertinenti analisi di Gilbert Comte apparse su Le Monde del 29 e 30 maggio 1979. Poichè nulla è gratuito a questo mondo, va da sé che lo smontare questo delirio mette in evidenza un gioco molto complesso di interessi, di passioni, di conflitti a livello planetario. Lo Stato di Israele ha un interesse vitale a mantenere questa fantasmagoria che ha non poco reso possibile la sua creazione nel 1948. Anche uno Stato come quello francese ha interesse a mascherare la realtà di numerosi conflitti mantenendo mobilitati gli animi contro il peggior nemico che ci sia: la famosa immonda bestia nazista, una bestia morta 35 anni fa e sul cui conto e concesso sbizzarrirsi. Ecco quindi queste perpetue cerimonie espiatrici, queste condanne alle fiamme eterne, questa necessità di vendetta, di castigo e di denuncia senza limite di tempo, di luogo o di persona.


Storia - Non crede che trattare in questo modo il problema del genocidio sia screditarne il ricordo su cui si basa principalmente la convinzione diffusa che l'antisemitismo è il peggiore dei tanti razzismi praticati nel XX secolo? Un ricordo screditato non serve a nulla, infatti.

Faurisson - L'antisemitismo non e il peggiore dei razzismi, ma un buon sistema per farcelo credere è appunto di farci credere al "genocidio" degli ebrei. I sionisti sono andati troppo oltre. Coloro che avrebbero voluto rifiutare il principio delle "riparazioni finanziarie" versate dalla Germania in particolare in nome del "genocidio" avrebbero dovuto essere ascoltati. Sfortunatamente Ben Gurion per lo Stato di Israele, e Nahum Goldmann per lo Stato di Israele e per la Diaspora allo stesso tempo hanno voluto trarre un gigantesco profitto finanziario da questo affare. Adenauer vi si è prestato. Tutto ciò dà all'impostura del "genocidio" un aspetto ancora più sgradevole. Leggete la stupefacente intervista di Nahum Goldmann apparsa sul numero 624 del Nouvel Observateur (25-29 ottobre 1976): raramente si è visto un uomo tanto piaeevolmente stupito e felice di avere concluso una così splendida operazione finanziaria.


Storia - Nel corso della sua polemica con quanti le contestano questa tesi, lei ha anche affermato che buona parte di quanto il pubblico conosce è leggenda, e che essa sarebbe stata resa possibile da un uso "indiscriminato" dei mass media. Che intende dire esattamente con ciò?

Faurisson - Questo è un punto grave e appassionante. La responsabilità dei mass media in tutto questo affare è schiacciante. Per 35 anni, sui cinque continenti, la leggenda del "genocidio" e delle "camere a gas" ci è stata presentata come una verità. Miliardi di uomini sono stati cosi tratti in inganno. é una cosa che dà le vertigini a pensarla. Quale lezione per quanti credono in una informazione diversa e contraddittoria! C'è voluta la lotta eroica di qualche individuo, di qualche spirito non conformista perchè uno spiraglio si aprisse nello schermo della verità ufficiale. Potrei scrivere un lungo studio sul modo in cui i giornali e la televisione francesi soffocano l'informazione, aiutati dai tribunali e dai poteri pubblici nel loro insieme. I giornalisti temono che in un prossimo futuro venga istituita la banca dei dati dell'informazione. Questa informazione risulterebbe da una selezione (delle notizie ndr )che non ci sarebbe modo di controllare. Ho un consiglio da dare loro. Se vogliono sapere come corrono il rischio di essere ingannati, si chinino sul passato, e per qualcuno di essi, sul loro proprio passato. Per sapere come si rischia un giorno di mentire vadano a vedere con quale gelosa cura è stata conservata la più bella menzogna di tutti i tempi. Quando Luigi XIV mentiva, le sue menzogne non superavano qualche provincia. Ai giorni nostri, la menzogria può prendere dimensioni veramente hollywoodiane. Un "docu-dramma" come Olocausto è il coronamento di un'opera. Non era concepibile negli anni del dopoguerra, che pure erano ben impregnati di odio. Ci volevano trenta e più anni di intossicazione. Una droga cosi forte come Olocausto poteva essere somministrata solo ad animi già lungamente impregnati di altre droghe dello stesso genere e che spontaneamente ne reclamano di più forti.

Ma l'overdose ha prodotto effetti salutari grazie alla visione stessa che abbiamo della nostra decadenza. Si sono potute rilevare delle sane reazioni. Penso in particolare a una reazione veramente notevole dell"'ebreo libero" Michel Rachline, apparsa nel Figaro-Magazine del 3 marzo 1979.

La non esistenza delle "camere a gas" e del "genocidio" è una buona notizia. L'uomo, pur capace dei massimi errori, non è stato capace di questo. C'è di meglio: milioni di uomini che ei sono stati presentati come complici di un crimine mostruoso o come vigliacchi o come bugiardi erano onesti. Ho già detto che gli ebrei accusati dai loro figli di essersi comportati come pecore che i tedeschi avrebbero condotto al macello non meritavano questa accusa. Aggiungo che gli accusati di Norimberga e di mille altri processi dicevano la verità quando affermavano ai loro giudici accusatori di non sapere nulla di questi orribili massacri. Il Vaticano e la Croce Rossa dicevano il vero quando confessavano pietosamente la stessa ignoranza. Gli americani, gli inglesi, gli svizzeri, gli svedesi e tutti quei popoli o governi ai quali oggi degli ebrei estremisti rimproverano di essere stati passivi mentre pare, funzionavano i macelli nazisti, non devono più comportarsi da colpevoli pentiti. Il risultato più vergognoso di questa gigantesca impostura era e resterà ancora per un certo tempo questa cattiva coscienza che gli ebrei estremisti hanno creato in tanti popoli, e in particolare nel popolo tedesco. Soprattutto non vorrei dare l'impressione di cercare, poco o tanto, di fare l'apologia del nazismo. Credo persino di poter presentare un'analisi severa di questo genere di ideologia. Ma non proporrò questa analisi fintanto che il falso nazismo col quale ci stancano gli "sterminazionisti" non sarà stato denunciato dall'insieme degli storici ufficiali. Queste persone, attaccando un nazismo che non è mai esistito, danno l'impressione di essere incapaci di aggredire la realtà di ciò che il nazismo è stato. Mi fanno pensare a coloro che rappresentano il Male nella forma di un diavolo con graticola, tridente e fiamme. Il Male in realtà, e noi lo sappiamo bene, è nei sistemi di vita che l'uomo si è creato. Finchè ce la prenderemo con le forme mitiche del Male, il Male se la caverà bene. La nostra società è disorientata. In pieno XX secolo ha reinventato il diavolo. Essa combatte un nemico immaginario. Ha qualcosa di meglio da fare. Uno sforzo di analisi si impone. Apriamo gli occhi su ciò che i mass media hanno fatto di noi. Smascheriamo ciò che il potere cerca di nascondere. In ogni campo.

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Intervista e traduzione di Antonio Pitamitz.
Storia Illustrata, A





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gosto 1979, Mondadori, Milano, pp. 17-35.




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