AAARGH

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Norman Finkelstein, L'industria dell'Olocausto, 2002,

capitolo 3 - Note

| Indice | 1 | 2 | 3 | 4 |

1. Henry Friedlander, Darkness and Dawn in 1945.- The Nazis, the Allies, and the Survivors, in US Holocaust Memorial Museum, 1945 - the Year of Liberation, Washington 1995, 11-35.


2. Si veda, per esempio, Segev, Seventh Million, 248.


3. Lappin, Man With Two Heads, 48. D.D. Guttenplan, The Holocaust on Trial, in «Atlantic Monthly», febbraio 2000, 62; ma si legga il testo di Lipstadt, in cui l'autrice equipara il sollevare dubbi circa la testimonianza di un sopravvissuto alla negazione dell'Olocausto.


4. Wiesel, All Rivers, 121-30, 139, 163-64, 201-2, 336. «Jewish Week», 17 settembre 1999. «New York Times», 5 marzo 1997.


5. Leonard Dinnerstein, America and the Survivors of the Holocaust, New York 1982, 24.


6. Daniel Ganzfried, Binjamin Wilkomirski und die verwandelte Polin, in «Weltwoche», 4 novembre 1999.


7. Marilyn B. Young, The Vietnam Wars, New York 1991, 301; Cohen: US Not Sorry for Vietnam War, in «Associated Press», 11 marzo 2000.


8. Per i retroscena, si vedano soprattutto Nana Sagi, German Reparations, New York 1986, e Ronald W Zweig, German Reparations and the Jewish World, Boulder 1978. Entrambi i volumi sono ricostruzioni storiche ufficiali commissionate dalla Claims Conference.


9. In risposta a un'interrogazione recentemente fatta dal deputato tedesco Martin Hohmann (CDU), il governo tedesco ha riconosciuto (pur tra mille giri di parole) che solamente il quindici per cento del denaro versato alla Claims Conference è davvero giunto alle vittime delle persecuzioni naziste. La replica del governo tedesco prosegue dicendo che «l'accusa secondo cui quattrocentocinquanta milioni di marchi sono stati "usati per uno scopo diverso da quello previste" e "rifiutati"» alle vittime dell'Olocausto non corrisponde quindi al vero». Si veda il verbale del Bundestag tedesco, quattordicesima legislatura, 23 febbraio 2000, 8277, risposta dei segretario di Stato Diller all'interpellanza di Hohmann. Questa rassicurazione può tuttavia essere conciliata con la ricostruzione storica ufficiale della Jewish Claims Conference (cfr. n. 10).


10. Nella sua ricostruzione storica ufficiale, Ronald Zweig ammette esplicitamente che la Claims Conference violò i termini dell'accordo: «L'afflusso di fondi della Claims Conference permise al Joint [Distribution Committee] di proseguire in Europa programmi che altrimenti sarebbero stati chiusi e di avviare programmi che altrimenti non sarebbero stati presi in considerazione per mancanza di fondi. Ma il cambiamento più significativo nel budget dell'JDC che dipese dal pagar mento dei risarcimenti furono le assegnazioni di denaro nei Paesi musulmani, dove le attività del joint, durante i primi tre anni di versamenti da parte della Claims Conference, registrarono un aumento del sessantotto per cento. Nonostante le restrizioni formali all'uso dei fondi di risarcimento nell'accordo con la Germania, i soldi vennero impiegati là dove le necessità erano prioritarie. Moses Leavitt [funzionario d'alto rango della Claims Conferencel [...] osservò: "I nostri criteri si basavano sulle priorità dentro e fuori Israele, Paesi musulmani compresi [...] Consideravamo i fondi della Claims Conference nient'altro che una parte di un fondo generale stanziato a nostra disposizione per venire incontro alle necessità degli ebrei nell'area di cui eravamo responsabili, l'area delle priorità urgenti"». (German Reparations, 74.)


11. Si vedano, per esempio, Lorraine Adams, The Reckoning, in «Washington Post Magazine», 20 aprile 1997; Netty C. Gross, The Old Boys Club, in «Jerusalem Report», 15 marzo 1997 e 16 agosto 1997; Rebecca Spence, Holocaust Insurance Team Racking Up Millions in Expenses as Survivors Wait, in «Forward», 30 luglio 1999; Verena Dobnik, Oscar Hammerstein's Cousin Sues German Bank Over Holocaust Assets, in «AP Online», 20 novembre 1998 (Hertzberg).


12. Greg B. Smith, Federal Judge OKs Holocaust Accord, in «Daily News», 7 gennaio 2000. Janny Scott, Jews Tell of Holocaust Deposits, in «New York Times», 17 ottobre 1996. Saul Kagan lesse una bozza di questa sezione sulla Claims Conference. La versione finale accoglie tutte le sue correzioni relative ai dati.


13. Elli Wohlgelernter, Lawyers and the Holocaust, in «Jerusalem Post», 6 luglio 1999.


14. Per lo scenario generale, si vedano Tom Bower, Nazi Gold, New York 1998; Itamar Levin, The Last Deposit, Westport (Connecticut) 1999; Gregg J. Rickman, Swiss Banks and Jewish Souls, New Brunswick (NJ) 1999; Isabel Vincent, Hitler's Silent Partners, New York 1997; Jean Ziegler, The Swiss, the Gold and the Dead, New York 1997. Per quanto viziati da una pesante ostilità contro la Svizzera, questi libri contengono molte informazioni utili.


15. Levin, Last Deposit, capitoli 6 e 7. Per il servizio giornalistico che contiene l'errore (il cui autore, benché non ne fàccia parola, fu Levin), si veda Hans J. Halbheer, To Our American Friends, in American Swiss Foundation Occasional Papers (senza data).


16. Negli Stati Uniti operavano tredici filiali di sei banche svizzere. Nel 1994 le banche svizzere prestarono a imprese amerícane trentotto miliardi di dollari e gestirono centinaia di miliardi di dollari in investimenti in azioni e banche americane per i loro clienti.


17. Nel 1992, il Congresso Mondiale Ebraico creò una nuova organizzazione, la World Jewish Restitution Organization (WJR0), che rivendicò la giurisdizione legale sui beni dei 192 sopravvissuti all'Olocausto, vivi e morti. Guidata da Bronfman, la WJRO è l'organizzazione che riunisce altre organizzazioni ebraiche, sul modello della Claims Conference.


18. Udienze di fronte alla commissione sulle attività bancarie, edilizie e urbanistiche, Senato degli Stati Uniti, 23 aprile 1996. La difesa degli «interessi ebraici» operata da Bronfman è altamente selettiva. È un importante socio d'affari di Leo Kirch, un ultraconservatore magnate tedesco dei media, noto in anni recenti per aver cercato di licenziare un giornalista che si era schierato a favore di una decisione della Corte Suprema contro la presenza delle croci cristiane nelle aule delle scuole pubbliche. (www.Seagram.comlcompany-infolhistory/inain.liti:ril; Oliver Gelirs, Einfluss aus der Dose, in «Tagesspiegel», 12 settembre 1995.)


19. Rickman, Swiss Banks, 50-51. Bower, Nazi Gold, 299-300.


20. Bower, Nazi Gold, 295 («portavoce»), 306-7; cfr. 319. Alan Morris Schom, The Unwanted Guests, Swiss Forced Labor Camps, 1940-1944, rapporto preparato per il Centro Simon Wiesenthal, gennaio 1998. (Schom afferma che erano «veri campi di lavoro schiavistico».) Levin, Last Deposit, 158, 188. Per un'indagine equilibrata sui campi per i rifugiati in Svizzera, si vedano Ken Newman (a cura di), Swiss Wartime Camps: A Collection of Eyewitness Testimonies, 1940-1945, Zurigo 1999, e a cura della Commissione internazionale di esperti sulla Svizzera e la Seconda guerra mondiale, Switzerland and Refugees in the Nazi Era, Berna 1999, capitolo 4.4.4. Saidel, Never Too Late, 222-23 («alla Disneyland», «sensazionalistico»). Yossi Elein Halevi, Who Owns the Memory?, in «Jerusalem Report», 25 febbraio 1993. Wiesenthal concede l'uso del proprio nome al Centro per novantamila dollari l'anno.


21. Bower, Nazi Gold, XI, XV, 8, 9, 42, 44, 56, 84, 100, 150, 219, 304. Rickman, Swiss Banks, 219.


22. Thomas Sancton, A Painful History, in «Time», 24 febbraio 1997. Udienze di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 25 giugno 1997. Bower, Nazi Gold, 301-2. Rickman, Swiss Banks, 48. Anche Levin tace il fatto che Salmanovitz era ebreo (cfr. 5, 129,135).


23. Levin, Last Deposit, 60. Udienze di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 11 dicembre 1996 (citando la testimonianza resa da Wiesel il 16 ottobre 1996 alla commissione sulle attività bancarie del Senato). Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews, New York 1961, capitolo 5.


24. Udienze di fronte alla commissione sulle attività bancarie, edilizie e urbanistiche, Senato degli Stati Uniti, 6 maggio 1997.


25. Udienze di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 11 dicembre 1996. Smith si lamentò con la stampa che i documenti che aveva scovato già da molto tempo fossero stati pubblicizzati da D'Amato come nuove acquisizioni. In un bizzarro tentativo di difesa, Rickman, che mobilitò un cospicuo contingente di ricercatori in tutti i musei dell'Olocausto negli Stati Uniti per le udienze al Congresso, risponde: «Pur sapendo del libro di Smith, ho deciso di non leggerlo in modo da non poter essere accusato di usare documenti "suoi"» (113). Vincent, Silent Partners, 240.


26. Bower, Nazi Gold, 307. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 25 giugno 1997.


27. Rickman, Swiss Banks, 77. Per una trattazione definitiva di questo argomento, si veda Peter Hug e Marc Perrenoud, Assets in Switzerland of Victim of Nazism and the Compensation Agreements with East Bloc Countries, Berna 1997. Per gli inizi della discussione negli Stati Uniti, si veda Seymour J. Rubin e Abba E Schwartz, Refugees and Reparations, in «Law and Contemporary Problems», Duke University School of Law 1951, 283.


28. Levin, Last Deposit, 93, 186. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 11 dicembre 1996. Rickman, Swiss Banks, 218. Bower, Nazi Gold, 318, 323. Una settimana dopo l'istituzione dei fondo speciale, il presidente svizzero, «terrorizzato dall'incessante ostilità in America» (Bower), annunciò la creazione di un fondo di solidarità dei valore di cinque miliardi di dollari «per ridurre la povertà, la disperazione e la violenza» in tutto il pianeta. L'approvazione del fondo richiese comunque un referendum nazionale e l'opposizione interna venne rapidamente a galla. Il suo destino resta incerto.

29. La class action, in base alla legislazione americana, è l'azione giudiziaria condotta da uno o più avvocati a nome e nell'interesse di tutte le vittime di una stessa azione delittuosa. [NAT.]


30. Bower, Nazi Gold, 315. Vincent, Silent Partners, 211. Rickman, Swiss Banks, 184 (Volcker).


31. Levin, Last Deposit, 187-88, 125.


32. Ivi, 218. Rickman, Swiss Banks, 214, 223, 221.


33. Rickman, Swiss Banks, 231.


34. Ibid. Rickman intitola appropriatamente questo capitolo della sua ricostruzione «Boicottaggi e diktat».


35. Per il testo completo del «Class Action Settlement Agreement», si veda commissione indipendente di personalità illustri, Report on Dormant Accounts of Victims of Nazi Persecution in Swiss Banks, Bema 1999, appendice O. Oltre ai duecento milioni di dollari di fondo speciale e al miliardo e duecentocinquanta milioni di dollari per l'accordo sulla class action, l'industria dell'Olocausto brigò per ottenere altri settanta milioni di dollari dagli Stati Uniti e dai suoi alleati nel corso di un incontro avvenuto nel 1997 a Londra sull'oro svizzero.


36. Per la politica americana riguardo ai rifugiati ebrei durante questi anni, si vedano, di David S. Wyman, Paper Walls, New York 198 5, e The Abandonment of the Jews, New York 1984. Per la politica svizzera, si veda la commissione indipendente di esperti sulla Svizzera e la Seconda guerra mondiale, Switzerland and Refugees in the Nazi Era, Berna 1999. Una simile miscela di fattori (la crisi economica, la xenofobia, l'antisemitismo e infine la sicurezza) influì sulle quote molto restrittive americane e svizzere. Ricordando l'«ipocrisia nei discorsi delle altre nazioni, specialmente gli Stati Uniti che non erano per nulla interessati a rendere più liberali le loro leggi sull'immigrazione», la commissione, per quanto duramente critica nei confronti della Svizzera, riporta che la sua politica verso i rifugiati fuì «simile a quella dei governi di molti altri Stati» (42, 263). Non vedo traccia di questo punto nel largo spazio dedicato dai mezzi di comunicazione americani ai rilievi critici della commissione.


37. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie, edilizie e urbanistiche, Senato degli Stati Uniti, 15 maggio 1997 (Eizenstat e D'Amato). Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie, edilizie e urbanistiche, Senato degli Stati Uniti, 23 aprile 1996 (Bronfman, citazione di Clinton e lettera dei capigruppo del Congresso). Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie, edilizie e urbanistiche, Senato degli Stati Uniti, 11 dicembre 1996 (Leach). Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie, edilizie e urbanistiche, Senato degli Stati Uniti, 25 giugno 1997 (Leach). Rickman, Swiss Banks, 204 (Albright).


38. La sola nota discordante durante le serie di udienze del Congresso sul risarcimento per l'Olocausto venne dal membro del Congresso Maxine Waters, della California. Nel dichiarare la sua adesione «al mille per cento al progetto per fare giustizia per tutte le vittime dell'Olocausto», Waters sollevò anche il problema di «come prendere questo schema e usarlo per affrontare la questione del lavoro schiavistico dei miei antenati qui negli Stati Uniti. È davvero strano che io sieda qui [...] senza chiedermi che cosa potrei fare [...] per riconoscere il lavoro schiavistico negli Stati Uniti [...] I risarcimenti alla comunità afroamericana sono stati condannati senza indugio come udidea radicale e molti di coloro [...] che hanno cercato tanto tenacemente di portare questa questione all'esame del Congresso sono stati messi letteralmente in ridicolo». Nel caso specifico, Waters propose che alle agenzie governative che avevano l'ordine di ottenere il risarcimento per l'Olocausto venisse ordinato di ottenere il risarcimento anche per il «lavoro schiavistico in patria». «La gentile signora solleva un argomento di straordinaria profondità» replicò James Leach, della commissione sulle attività bancarie della Camera «e la presidenza lo prenderà in considerazione [...] La profondità della questione che lei solleva nello scenario storico americano, come anche in quello dei diritti umani, è notevole.» La questione sarà stata senza dubbio depositata nel profondo del dimenticatoio della commissione sulle attività bancarie della Camera. (Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie, edilizie e urbanistiche, Senato degli Stati Uniti, 9 febbraio 2000.) Randall Robinson, che sta al momento guidando una campagna per risarcire gli afroamericani per la schiavitù, ha contrapposto il «silenzio» del governo americano su questo furto «perfino quando il sottosegretario di Stato americano, Stuart Eizenstat, si è impegnato per fare in modo che sedici aziende tedesche risarcissero gli ebrei impiegati come schiavi sotto il nazismo». (Randall Robinson, Compensate the Forgotten Victims of America' Slavery Holocaust, in «Los Angeles Times», 11 febbraio 2000; cfr. Randall Robinson, The Debt, New York 2000, 245 .)


39. Philip Lentz, Reparation Woes, in «Crain's», 15-21 novembre 1999. Michael Shapiro, Lawyers in Swiss Bank Settlement Submitt Bill, Outraging jewisb Groups, in «Jewish Telegraphic Agency», 23 novembre 1999. Rebecca Spence, Hearings on Legal Fees in Swiss Bank Case, in «Forward», 26 novembre 1999. James Bone, Holocaust Survivors Protest Over Legal Fee, in «The Times» (Londra), 1· dicembre 1999. David Barrett, Holocaust Assets, in «New York Post», 2 dicembre 1999. Stewart Ain, Religious Strife Erupts In Swiss Money Fight, in «Jewish Week», 14 gennaio 2000 («mettere le mani»). Adam Dickter, Discord in the Court, in «Jewish Week», 21 gennaio 2000. Fondo svizzero per le vittime bisognose dell'Olocausto/Shoah, Overview on Finances, Payments and Pending Applications, 30 novembre 1999. I sopravvissuti all'Olocausto residenti in Israele non hanno mai ricevuto nulla dei denaro del fondo speciale loro destinato, si veda Yair Sheleg, Surviving Israeli Bureaucracy, in «Haaretz», 6 febbraio 2000.


40. Burt Neuborne, Totaling the Sum of Swiss Guilt, in «New York Times», 24 giugno 1998. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 11 dicembre 1996. Holocaust-Konferenz in Stockholm, in «Frankfurter Allgemeine Zeitung», 26 gennaio 2000 (Bronfman).


41. Commissione indipendente di esperti sulla Svizzera e la Seconda guerra mondiale, Switzerland and Gold Transactions in the Second World War, Interim Report, Berna 1998.

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42. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 11 dicembre 1996. Chiamato a deporre come testimone esperto, lo storico Gerhard L. Weinberg, della University of North Carolina, dichiarò ipocritamente: «La posizione del governo svizzero durante la guerra e nel periodo immediatamente successivo da sempre di considerare legale il saccheggio». Disse anche che «la priorità assoluta» per le banche svizzere era «fare quanti più soldi possibile [...] e senza stare a guardare cose come la legalità, la moralità, la decenza o altro». (Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 25 giugno 1997.)

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43. Raymond W Baker, The Biggest Loophole in the Free-Market System in «Washington Quarterly», autunno 1999. Benché senza l'avallo della legge americana, gran parte di una cifra oscillante tra i cinquecento e i mille miliardi di dollari annualmente «riciclati», provenienti dal traffico di droga, è anch'essa «ben al sicuro nei depositi delle banche americane».

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44. Ziegler, The Swiss, XII; cfr. 19, 265.

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45. Switzerland and Gold Transactions in the Second World War, iv, 48.

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46. Commissione indipendente di personalità illustri, Report on Dormant Accounts of Victims of Nazi Persecution in Swiss Banks, Berna 1999; da qui in poi abbreviato in Report.

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47. I «costi esterni» della verifica furono stimati in duecento milioni di dollari (Report, pagina 4, paragrafo 17). Il costo per le banche svizzere ammontò a circa trecento milioni di dollari (commissione federale svizzera sull'attività bancaria, comunicato stampa, 6 dicembre 1999).

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48. Report, allegato 5, pagina 81, paragrafo 1 (cfr. parte prima, pagine 13-15, paragrafi 41-49).

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49. Report, parte prima, pagina 6, paragrafo 22 («alcuna prova»); parte prima, pagina 6, paragrafo 23 (leggi bancarie e percentuale); allegato 4, pagina 58, paragrafo 5 «davvero straordinaria») e allegato 5, pagina 81, paragrafo 3 («degna di nota») (cfr. parte prima, pagina 15, paragrafo 47; parte prima, pagina 17, paragrafo 58; allegato 7, pagina 107, paragrafi 3 e 9).

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50. The Deceptions of Swiss Banks, in «New York Tímes», 7 dicembre 1999.

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51. Report, allegato 5, pagina 81, paragrafo 2. Report, allegato 5, pagina 87-88, paragrafo 27: «Si possono dare molte spiegazioni riguardo alla stima, notevolmente errata per difetto, fornita nel corso delle prime investigazioni, ma alcune delle cause principali possono essere attribuite all'uso della definizione in senso stretto del termine conti "inattivi"; l'esclusione di certi tipi di conto dalle loro ricerche, oppure ricerche inadeguate; il loro errore nel verificare conti sotto un determinato saldo minimo; oppure il loro errore nel non considerare certi titolari di conto come vittime della violenza o delle persecuzioni del nazismo nonostante i loro parenti lo avessero sostenuto presso le banche».

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52. Report, pagina 10, paragrafo 30 «probabile o possibile»); pagina 20, paragrafo 73-75 (probabilità significativa riguardante venticinquemila conti). Report, allegato 4, pagine 65-67, paragrafi 20-26, e pagina 72, paragrafi 40-43 (valori correnti). Seguendo le raccomandazioni della Relazione, la commissione federale svizzera sull'attività bancaria acconsentì, nel marzo 2000, a pubblicare i nomi dei titolari dei venticinquemila conti. (Swiss Federal Banking Commission Follows Volcker Recommendations, comunicato stampa, 30 marzo 2000.)

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53. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 9 febbraio 2000 (citazione dalla testimonianza scritta di Volcker). Si confrontino gli avvisi della commissione federale svizzera sull'attività bancaria che «tutte le indicazioni sul possibile valore corrente dei conti identificati si basano in sostanza su presupposizioni e su proiezioni» e che «solamente nel caso di circa mìlleduecento conti [...] è possibile [sic] trovare una prova reale, suffragata da documenti dell'epoca interni alla banca, del fàtto che i titolari del conto fossero davvero vittime dell'Olocausto» (comunicato stampa, 6 dicembre 1999).

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54. Report, pagina 2, paragrafo 8 (cfr. pagina 23, paragrafo 92). Report, allegato S, pagine A- 134; per un'analisi più precisa, cfr. pagine A- 135 e seguenti.

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55. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 25 giugno 1997 (citazione dalla testimonianza scritta di Rubin). Per il contesto, si veda Seymour J. Rubin e Abba P Schwartz, Refugees and Reparations, in «Law and Contemporary Problems», Duke University School of Law 1951, 286-89.

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56. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 25 giugno 1997 (citazione dal manoscritto della testimonianza di Rubin). Ulteriori informazioni sui retroscena sono reperibili in Seymour J. Rubin e Abba B. Schwartz, Refugees and Reparations, in «Law and Contemporary Problems», Duke University School of Law, 1951, 286-89.

.57. Nel «periodo attinente» del 1933-45, la Svizzera aveva una popolazione di circa quattro milioni di persone, mentre gli Stati Uniti superavano i centotrenta milioni. Ogni conto svizzero aperto, attivo o inattivo che fosse durante quegli anni, fu analizzato dalla commissione presieduta da Volcker.

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58. Levin, Last Deposit, 23. Bower, Nazi Gold, 256. Bower definisce la richiesta svizzera «retorica senza spazi di risposta». Nessun dubbio che non vi siano risposte, ma perché retorica?

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59. Rickman, Swiss Banks, 194-95.

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60. Bower, Nazi Gold, 350-51. Akiva Eldar, UK: Israel Didn't Hand Over Compensation to Survivors, in «Haaretz», 21 febbraio 2000. Judy Dempsey, Jews Find It Hard to Reclaim Wartime Property in Israel, in «Financial Times», 1· aprile 2000. Jack Katzenell, Israel Has WWII Assets, in «Associated Press», 13 aprile 2000. Joel Greenberg, Hunt for Holocaust Victims'Property Turns in New Direction: Toward Israel, in «New York Times», 15 aprile 2000. Akiva Eldar, People and Politics, in «Haaretz», 27 aprile 2000.

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61. Per informazioni sulla commissione, è possibile consultare www.pcha.gov (la citazione di Bronfman è tratta da un comunicato stampa del 21 novembre 1999).

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62. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 9 febbraio 2000.

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63. Levin, Last Deposit, 223, 204. Swiss Defensive About WWII Role, in «Associated Press», 15 marzo 2000. «Time», 24 febbraio 1997 (Bronfman).

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64. Levin, Last Deposit, 224.

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65. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 14 settembre 1999.

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66. Yair Sheleg, Not Even Minimum Wage, in «Haaretz», 6 ottobre 1999. William Drozdiak, Germans Up Offer to Auschwitz Slave Laborers, in «Washington Post», 18 novembre 1999. Burt Herman, Auschwitz Labor Talks End Without Pact, in «Forward», 20 novembre 1999. Bayer's Biggest Headache, in «New York Times», 5 ottobre 1999. Jan Cienski, Wartime Slave-Labour Survivor'Ads Hit Back, in «National Post», 7 ottobre 1999. Edmund L. Andrews, Germans To Set Up $5. 1 Billion Fund For Nazis'Slaves, in «New York Times», 15 dicembre 1999. Edmund L. Andrews, Germany Accepts $5. 1 billion Accord to End Claims of Nazi Slave Workers, in «New York Times», 18 dicembre 1999. Allan Hall, Slave Labour List Names 255 German Companies, in «The Times», Londra, 9 dicembre 1999. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziaríe, Camera dei rappresentanti, 9 febbraio 2000 (citate dalla testimonianza scritta di Eizenstat).

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67. Sagi, German Reparations, 161. Presumibilmente circa un quarto dei lavoratori forzati ebrei ricevette questo vitalizio, e tra questi anche il mio defunto padre (prigioniero ad Auschwitz). Di fatto, la richiesta avanzata dalla Claims Conference negli attuali negoziati per gli internati ebrei nei campi di lavoro ancora in vita è calcolata sulla base di coloro che stanno già percependo una pensione e un indennizzo dalla Germania! (Parlamento tedesco, 92a sessione, 15 marzo 2000.)

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68. Zweig, German Reparations and the Jewish World 98; cfr. 25.

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69. Conference on Jewish Material Claims Against Germany, Position Paper - Slave Labor Proposed Remembrance and Responsability Fund, 15 giugno 1999. Netty C. Gross, $5.1Billion Slave Labor Deal Could Yield Little Cash For Jewish Claimants, in «Jerusalem Report», 31 gennaio 2000. Zvi Lavi, Kleiner (Herut).- Germany Claims Conference Has Become Judenrat, Carring on Nazi Ways, in «Globes», 24 febbraio 2000. Yair Sheleg, MK Kleiner. The Claims Conference Does Not Transfer Indemnifications to Shoah Survivors, in «Haaretz», 24 febbraio 2000.

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70. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 9 febbraio 2000. Yair Sheleg, Staking a Claim to Jewish Claims, in «Haaretz», 31 marzo 2000.

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71. Henry Friedlander, Darkness and Dawn in 1945-The Nazis, the Allies, and the Survivors, in US Holocaust Memorial Museum, 1945 - The year ofLiberation, Washington 1995, 11-35. Dinnerstein, America and the Survivors of the Holocaust, 28. Lo storico israeliano Shlomo Shafir riporta che «le stime sugli ebrei sopravvissuti alla fine della guerra in Europa variano dalle cinquantamila alle settantamila. persone» (Ambiguous Relations, 384 n1). La stima totale elaborata da Friedlander per i sopravvissuti ai campi di lavoro, ebrei e non ebrei, è nella norma; si veda Benjamin Ferencz, Less Than Slaves, Cambridge 1979: «Nei campi che furono liberati dagli eserciti degli alleati furono trovate approssimativamente mezzo milione di persone, più o meno vive» (XVII; cfr. 240n5).

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72. Stuart Eizenstat, sottosegretario di Stato all'Economia, agli Affari e all'Agricoltura, capo della delegazione americana alle negoziazioni sui campi di lavoro in Germania, Briefing al Dipartimento di Stato, 12 maggio 1999.

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73. Si vedano le «osservazioni» di Eizenstat al meeting annuale della Conference on Jewish Material Claims Against Germany and Austria, New York, 14 luglio 1999.

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74. Toby Axelrod, $5.2 Billion Slave-Labor Deal Only the Start, in «Jewish Bullettin», 12 dicembre 1999, citando la Jewish Telegraphic Agency.

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75. Hilberg, The Destruction, 1985, III volume, appendice B.

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76. In un'intervista rilasciata alla «Berliner Zeitung», citando Friedlander, espressi dubbi circa la cifra di centotrentacinquemila ex deportati dichiarata dalla Claims Conference. Nella sua secca replica, la Claims Conference sostenne che il computo di centotrentacinquemila persone era «basato sulle fonti migliori e più attendibili e di conseguenza è corretto». Nessuna di queste supposte fonti è stata comunque identificata. (Die Ausbeutung jüdischen Leidens, in «Berliner Zeitung», 29-30 gennaio 2000; Gegendarstellung der Jewish Claims Conference, in «Berliner Zeitung», 10 febbraio 2000.) In risposta alle mie critiche, in un'intervista al «Tagesspiegel», la Claims Conference sostenne che alla guerra erano sopravvissuti settecentomila ebrei deportati nei campi di lavoro, trecentocinquanta o quattrocentomila dei quali nel territorio del Reich e trecentomila in campi di concentramento in altri Paesi. Quando le venne richiesto di presentare fonti scientifiche, la Claims Conference, indignata, rifiutò. Basti dire che queste cifre non trovano riscontro in alcuno studio scientifico sull'argomento. (Eva Schweitzer, Entschaedigung für Zwangsarbeiter, in «Tagesspiegel», 6 marzo 2000.)

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77. «Mai prima nel corso della storia» ha osservato Hilberg «le persone erano state uccise secondo procedure da catena di montaggio» (Destruction, III volume, 863). L'interpretazione classica di questo punto si legge in Modernity of the Holocaust, di Zygmunt Bauman.

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78. Guttenplan, Holocaust on Trial. (Hilberg) Conference on Jewish Material Claims Against Germany, Position Paper - Slave - Labor, 15 giugno 1999.

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79. We Condemn Syria's Denial of the Holocaust, in « New York Times», 9 febbraio 2000. Per documentare «l'aumento dell'antisemitismo» in Europa, David Harris, dell'AJC, sottolineò che l'affermazione «gli ebrei stanno sfruttando il ricordo dello sterminio nazista degli ebrei per i loro scopi» era condivisa da molti. Fece poi riferimento al «modo estremamente negativo in cui alcuni giornali tedeschi trattarono la Claims Conference [...] durante i negoziati per i risarcimenti per il lavoro schiavistico e per quello forzato. Molti articoli dipinsero la stessa Claims Conference e la maggior parte degli avvocati ebrei come avidi ed egoisti, e sui principali quotidiani nacque una bizzarra discussione sul fatto che potessero esistere tanti ebrei sopravvissuti quanti sosteneva la Claims Conference». (Udienza di fronte alla commissione affari esteri, Senato degli Stati Uniti, 5 aprile 2000.) In realtà, mi è stato quasi impossibile sollevare questa questione in Germania. Nonostante il tabù sia stato infranto dal quotidiano progressista tedesco «Die Berliner Zeitung», il coraggio dimostrato del suo direttore, Martin Süskind, e dal corrispondente dagli Stati Uniti, Stefan Elfenbein, hanno avuto tra i mezzi d'informazione tedeschi scarsa eco, in gran parte dovuta alle minacce legali e al ricatto morale della Claims Conference, ma anche a causa, in linea di massima, della riluttanza dei tedeschi a criticare apertamente gli ebrei.

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80. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 11 dicembre 1996. J.D. Bindenagel (a cura di), Proceedings, Washington Conference on Holocaust-Era Assets. 30 November-3 December 1998, US Government Printing Office, Washington DC, 700-1,706.

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81. Udienza di fronte alla commissione sulle relazioni internazionali, Camera dei rappresentanti, 6 agosto 1998. Bindenagel, Washington Conference on Holocaust-Era Assets, 433. Joan Gralia, Poland Tries to Get Holocaust Lawsuit Dismissed, in «Reuters», 23 dicembre 1999. Eric J. Greenberg, Polish Restitution Plan Slammed, in «Jewish Weekly, 14 gennaio 2000. Poland Limits WWII Compensation Plan, in «Newsday», 6 gennaio 2000.

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82. Theo Garb e altri contro la Repubblica di Polonia, Corte distrettuale degli Stati Uniti, Eastern District di New York, 18 giugno 1999. (La class action fu intentata da Edward E. Klein e Mel Urbach, quest'ultimo un veterano degli accordi con la Svizzera e la Germania. Una «querela emendata» emessa il 2 marzo 2000 fu controfirmata da molti più avvocati, ma omette alcune delle accuse più pittoresche contro i governi della Polonia postbellica.) Dear Leads NYC Council in Call to Polish Govemment to Make Restitution to Victims Of Holocaust Era Property Seizure, in «News From Council Member Noach Dear», 29 novembre 1999. (La citazione testuale è tratta dalla risoluzione effettiva, adottata il 23 novembre 1999.) [Antbony D.] Weiner Urges Polish Government To Repatriate Holocaust Claims, Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti (comunicato stampa, 14 ottobre 1999). (Le citazioni testuali sono tratte dal comunicato stampa e dalla lettera, datata 13 ottobre 1999.)

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83. Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie, edilizie e urbanistiche, Senato degli Stati Uniti, 23 aprile 1996.

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84. Udienza di fronte alla commissione sulle relazioni internazionali, Camera dei rappresentanti, 6 agosto 1998.

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85. Udienza di fronte alla commissione sulle relazioni internazionali, Camera dei rappresentanti, 6 agosto 1998. Isabel Vincent, Who Will Reap the Nazi-Era Reparations?, in «National Post», 20 febbraio 1999.

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86. Udienza di fronte alla commissione sulle relazioni internazionali, Camera dei rappresentanti, 6 agosto 1998. Attualmente vicepresidente onorario dell'American Jewish Committee, Eizenstat fu il primo presidente dell'Institute on American Jewish-Israeli Relations, filiazione dell'AJC.

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87. Udienza di fronte alla commissione sulle relazioni internazionali, Camera dei rappresentanti, 6 agosto 1998. Marilyn Henry, Whose Claim Is It Anyway?, in «Jerusalem Post», 4 luglio 1997. Bindenagel, Washington Conference on Holocaust Era Assets, 705. Editoriale, Jewish Property Belongs to Jews, in «Haaretz», 26 ottobre 1999.

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88. Sergio Karas, Unsettled Accounts, in «Globe and Mail», 1· settembre 1998. Stuart Eizenstat, Remarks, Conference on Jewish Material Claims Against Germany and Austria Annual Meeting, New York, 14 luglio 1999. Tom Sawicki, 6,000 witnesses, in «Jerusalem Post», 5 maggio 1994.

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89. Bindenagel, Washington Conference on Holocaust-Era Assets, 146. Michael Arnold, Israeli Teens Frolic With Strippers After Auschwitz Visit, in «Forward», 26 novembre 1999. Il membro dei Congresso Carolyn Maloney, di Manhattan, informò con orgoglio la commissione sulle attività bancarie della Camera di un progetto di legge che aveva presentato, l'Holocaust Education Act, che «procurerà, attraverso il Dipartimento 210 dell'Educazione, finanziamenti alle organizzazioni che si occupano dell'Olocausto per corsi di formazione per gli insegnanti e fornirà materiali a scuole e comunità che si dedichino all'approfondimento dell'educazione all'Olocausto». Rappresentando una città con un sistema di scuole pubbliche che notoriamente scarseggia di insegnanti e libri di testo, Maloney avrebbe potuto porre priorità diverse per l'utilizzo degli scarsi fondi del Dipartimento dell'Educazione. (Udienza di fronte alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie, Camera dei rappresentanti, 9 febbraio 2000.)

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90. Zweig, German Reparations and the Jewish World, 118. Goldmann fu il fondatore del Congresso Mondiale Ebraico e il primo presidente della Claims Conference.

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91. Marilyn Henry, International Holocaust Education Conference Begins, in «Jerusalem Post», 26 gennaio 2000. Marilyn Henry, PM. We Have No Moral Obligation to Refugees, in «Jerusalem Post», 27 gennaio 2000. Marilyn Henry, Holocaust «Must Be Seared in Collective Memory», in «Jerusalem Post», 30 gennaio 2000.

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92. Claims Conference, Guide to Compensation and Restitution of Holocaust Survivors, New York, senza data. Vincent, Hitler's Silent Partners, 302. («espropriazione»); cfr. 308-309. Ralf Eibl, Jewish Claims Conference ringt um ihren Leumund Nachkommen jüdischer Sklaven, in «Die Welt», 8 marzo 2000 (cause intentate). L'industria dei risarcimenti dell'Olocausto è un argomento tabù negli Stati Uniti. Il sito web sull'Olocausto (www2.h-net.mm.edu), per esempio, impedì la circolazione di messaggi critici anche se pienamente sostenuti da prove documentarie (corrispondenza personale con il membro del Consiglio Richard S. Ley, 19-21 novembre 1999). Per la citazione sul «più grande ladrocinio nella storia del genere umano», cfr. pagina 111.

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93. Ilan Pappe, The Making of the Arab-IsraeIi Conflict, 1947-51, Londra 1992, 268.

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94. Clinton Bailey, Holocaust Funds to Palestinians May Meet Some Cost of Compensation, in «International Herald Tribune», riapparso in «Jordan Times», 20 giugno 1999.

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95. Elli Wohlgelemter, WJG: Austria Holding $ 10b. In Holocaust Victims'Assets, in «Jerusalem Post», 14 marzo 2000. Singer, nella sua successiva testimonianza al Congresso, diede risalto all'accusa contro l'Austria ma - come suo solito - mantenne un silenzio discreto sulle accuse contro gli Stati Uniti. (Udienza di fronte alla commissione affari esteri, Senato degli Stati Uniti, 6 aprile 2000.)


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